Petrolio, Gas e blockchain. Le ultime news

Cari lettori di neON e-non,

partiamo con un aggiornamento dal Venezuela. Il governo targato Guaidó sta cercando di assumere il controllo delle entrate petrolifere attraverso un consiglio di amministrazione provvisorio per la società petrolifera statale PDVSA e la raffineria statunitense Citgo (la cui maggioranza delle quote appartiene a PDVSA). Maduro, ha affermato che non permetterà a Citgo di essere “rubata”. Intanto gli Stati Uniti e altri 50 paesi hanno già riconosciuto il signor Guaidó come presidente legittimo del Venezuela. Per ora Maduro mantiene il controllo dell’esercito e delle principali istituzioni statali.

Le difficoltà del Paese aumentano anche a causa delle sanzioni USA di fine gennaio che hanno avuto un forte impatto sulle esportazioni di petrolio.

Da alcune immagini satellitari dei serbatoi dei terminali petroliferi, si è osservato un aumento dei livelli. È un segnale delle difficoltà per la compagnia di stato PDVSA a trovare un rapido sostituto agli Stati Uniti e le sue raffinerie del Golfo.

Il tempo stringe

La crescita degli dei livelli non potrà avvenire all’infinito. Le misure e analisi delle foto satellitari di circa il 70% dei sei terminal petroliferi del paese, fa emergere proprio l’effetto delle sanzioni. La stima della produzione venezuelana post-sanzioni è di quasi il 50% in meno, se confrontate con la settimana precedente alle sanzioni e di circa il 40% in meno se confrontate con il dato di novembre (mese con dati ufficiali finali). La chiusura del mercato americano ha tuttavia aperto nuove rotte verso l’India.

Considerando l’attuale capacità di stoccaggio e la produzione attuale, secondo alcuni esperti, tra circa un mese si potrebbe raggiungere la condizione di pieno stoccaggio. Questo vorrebbe significare l’arresto dell’intera produzione.

Anche se siamo ottimisti per la ricerca di una soluzione, questo scenario potrebbe letteralmente far schizzare il prezzo del barile.

Blockchain

Si chiama Vakt, la piattaforma petrolifera blockchain nata verso fine 2018. Supportata dalle compagnie petrolifere BP e Royal Dutch Shell, Chevron e Total daitrader Mercuria e Gunvor e dalle banche ING, ABN Amro e Société Générale. Come amministratore delegato abbiamo Etienne Amic, ex amministratore delegato di Mercuria e JPMorgan.

Una piattaforma, nata per modernizzare il commercio di materie prime usando la tecnologia blockchain. Vakt creato a novembre ha come scopo un modo per accelerare le negoziazioni e ridurre i costi eliminando il processo di trading “cartaceo”.

GAS

La Germania ha annunciato la costruzione di almeno due terminali di gas naturale liquefatto (GNL). Si apre la strada alle esportazioni americane verso uno dei più grandi mercati europei.

Ne parlavo qui qualche mese fa di come Il Presidente Trump “spingesse” da un lato Cancelliera Merkel a non supportare il progetto del gasdotto Nord Stream 2, dall’altro di comprare -GAS targato USA-. Anche se, come ribadivamo ai tempi, Il gas liquefatto (LNG) americano era tuttavia economicamente meno vantaggioso: quello russo costerebbe circa il 20% in meno.

All’epoca questi “segnali” daparte degli Stati Uniti furono interpretati anche come una mossa per riequilibrareun trade umbalance presente. Sono note le dichiarazioni del Presidente Trump che ha criticato più di una volta il disavanzo commerciale tedesco in Europa.

Intervistato dal Financial Times, Dan Brouillette, il vice segretario all’energia degli Stati Uniti, si è detto “molto eccitato” della mossa tedesca: “potenzialmente una grande opportunità per il GNL americano”.

Medioriente

L’Arabia Saudita sta considerando di sviluppare attività di Exploration & Production all’estero. È la prima volta. Il ministro per l’energia e presidente della compagnia petrolifera statale Saudi Aramco, Khalid al Falih, ha dichiarato al Financial Times che l’espansione sarebbe una parte fondamentale del futuro dell’azienda: “andando avanti, il mondo sarà il campo di gioco dell’Arabia Saudita”, ha affermato Falih.

Restate sintonizzati su neON

Cosa succede in Venezuela? Salto a dieci mesi fa…

Cari lettori di neON, e-non,

non potevamo non cominciare con l’oro nero. Il fronte caldo di questi giorni è il Venezuela. 

Tra i padri fondatori dell’OPEC troviamo un venezuelano, Juan Pablo Pérez Alfonso. Nato a Caracas, morto a Washington. Aveva definito il petrolio come “sterco del diavolo“. Quello che sta accadendo in questi giorni ci ricorda questo. Sembra un paradosso che il Venezuela con le più grandi riserve di petrolio (proved) si trovi in tali condizioni socio-economiche.

La produzione di olio era ridotta a 1,5 milioni di barili al giorno a dicembre,dal picco di quasi 3,5 milioni di barili al giorno raggiunti nel 1998 prima Chávez è salito al potere.

 

Ecco cosa avevamo scritto quasi un anno fa. Allora il petrolio viaggiava alto a 70 dollari. Riprendiamo da questo post disponibile qui.

A quanto pare il Venezuela è il primo stato ad avere una propria criptomoneta sovrana: il Petro, sostenuta dall’olio e che è andata ufficialmente in vendita (Initial Coin Offering – ICO) giovedì 23 Marzo. L’agenzia di stampa cinese Xinhua riporta che il Petro ha raccolto circa 5 miliardi di dollari durante la fase di pre-vendita.

 

Casualmente il giorno dopo la ICO del Petro, il Financial Times (FT) ha informato di un possibile embargo statunitense sul Venezuela, sulle importazioni ed esportazioni di greggio e derivati. Contrariamente a quello che si pensa, a fare più paura è il secondo pezzo dell’embargo: quello che riguarda le esportazioni verso il Venezuela. Sì perché sembrerebbe che le esportazioni statunitensi di petrolio e derivati siano quasi al massimo storico. Le raffinerie americane del golfo sono gli “ultimi” fornitori di “diluente” che restano. Con il termine “diluente” si indica la nafta o il greggio leggero necessario a quello pesante venezuelano per essere trasportato e poter quindi raggiungere il mercato.

 

Gli altri possibili fornitori stranieri di diluente hanno abbandonato il mercato venezuelano a causa dei mancati pagamenti: il Venezuela resta pesantemente legato alla supplychain americana.

 

In sostanza le raffinerie americane scambiano navi di nafta pesante per “DCO” venezuelano: greggio pesante con circa il 25% di diluente aggiunto per diluirlo. Il diluente viene estratto durante il processo di raffinazione e rispedito in Venezuela per produrre più DCO.

 

Secondo il FT le raffinerie americane del Golfo del Messico, “settate” sul DCO venezuelano possono di certo gestire altri crudi, ma con margini e profitti minori. Il punto critico è rappresentato dal fattore tempo perché da un lato l’industria della raffinazione vorrebbe 3-4 mesi per prepararsi ai nuovi crudi, mentre c’è chi (tra i falchi di Trump) pensa che 3-4 mesi siano troppi e servano solo a recuperare altro diluente allungando la vita al regime. I “falchi” pensano infatti che se domani mattina il Presidente Trump decretasse l’embargo verso il Venezuela, per Maduro resterebbe un mese o al massimo due con il cash disponibile: in questo scenario probabilmente le raffinerie indiane e cinesi e altri attori non avrebbero tanta voglia di investire in un sistema quasi giunto al collasso dei pagamenti. Sarebbe un colpo durissimo.

 

 

Concludiamo con questo dipinto. Siamo ancora lì, tra Stati Uniti LatinAmerica. Siamo negli anni 30. Diego Rivera, artista messicano che realizzò questo murales al Rockefeller Center di New York. Il tempio del capitalismo di allora. Un piccolo problema, nel dipinto iniziale c’era la faccia di Lenin. Una faccia che non andava tanto giù a chi aveva commissionato il lavoro... Il murales fu distrutto e poi realizzato in Messico di nuovo si trova oggi a Palacio de Bellas Artes di Città del Messico.

Guardatevi anche questo video (in inglese) di come hanno immaginato la storia.