Tesla – Not in My Back Yard…

Una notizia che emerge questa settimana dopo Brexit e Coronavirus: Tesla protestata in Germania per la sua nuova fabbrica.

Leggiamo dal Financial Times: <<Le proteste evidenziano un fenomeno più ampio nella società tedesca: la crescita del nimbyismo. Persino sviluppi industriali come quelli di Tesla che indicano un futuro a basse emissioni di carbonio sono oggetto di attacchi>>

Tesla costruirà la sua quarta “gigafactory”, a Grünheide, 38 km a sud-est di Berlino.

Del tema NIMBY ne avevamo parlato qui su Econopoly.

Secondo Darwall, consulente strategico e autore di Green Tiranny, le posizioni più estreme sull’approccio al “climate change” hanno radici sia nell’estrema destra e sia nell’estrema sinistra. Inizialmente fu il nazionalsocialismo a creare un focus sul tema del paesaggio e a parlare delle energie rinnovabili. Ne ha parlato di recente anche The Guardian. Ma va considerato anche un percorso in cui il comunismo inizia ad occuparsi di questi temi, entrambi accomunati da una visione anticapitalistica. <<La profonda ostilità dei nazisti verso il capitalismo e la loro identificazione con la natura politica li ha portati a sostenere politiche ecologiche mezzo secolo prima di ogni altro partito politico[…]>>.: <<[…] non dovrebbe sorprendere che furono i primi a sostenere su larga scala l’energia rinnovabile>>.

Se per l’estrema destra il paesaggio e la purezza della natura sono stati il driver, a sinistra bisogna guardare da un’altra angolazione. In particolare Darwall analizza il percorso che ha portato allo sviluppo dei partiti green tedeschi. Tra tutti i paesi dell’Europa occidentale, la Germania ha avuto questa tradizione di essere tra i più ostili al nucleare. La forte ostilità al nucleare della Germania è secondo l’autore <<così forte da venire prima della riduzione delle emissioni di CO2>>. Secondo Darwall occorre andare indietro di qualche decennio, quando negli anni 70 la Germania è ancora divisa in due dal muro. La Germania dell’Est è cresciuta e al governo abbiamo Helmut Schmidt, leader dell’allora partito social democratico SPD; fu il primo a sollevare il problema, come ricordato dal New York Times, dei missili SS-20 installati dal Cremlino a pochi chilometri dai paesi protetti dalla NATO.

Schmidt appoggiò la decisione della NATO del 1979 di schierare missili Pershing-2 e Cruise in Europa se Mosca avesse rifiutato di rimuovere gli SS-20. Il profondo malcontento che ne nacque finì per alimentare, secondo Darwall, la base elettorale green che poi subì un ulteriore allargamento dopo la caduta del muro grazie alle confluenze green ma dal blocco orientale sovietico. In questa fase si assiste all’ascesa dei partiti verdi.

Ma oggi le cose sono cambiate.

Alphabet raggiunge i 13 zeri. Ma la notizia è un’altra…

Aphabet è diventata la quarta Big Tech a raggiungere una capitalizzazione di mercato di un trilione di dollari. Apple fu la prima a raggiungere il traguardo, nel 2018. Poi Amazon, che però è tornata sotto la soglia dei 13 zeri e infine Microsoft hanno superato la soglia.

Ma la notizia della settimana è un’altra: il prezzo delle azioni in rialzo di Tesla …

Tesla sarebbe in trattativa con Glencore per rafforzarsi sulla supply chain della batteria: serve cobalto per il suo nuovo stabilimento a Shanghai. L’impianto di Shangai che produrrà il modello 3 del mercato di massa, inizialmente utilizzerà batterie del produttore coreano LG Chem.

Anche la Volkswagen si muove nella stessa direzione: starebbe per acquistare una partecipazione nella società cinese di batterie Guoxuan. La casa automobilistica tedesca, che ha già una partnership strategica con la più grande compagnia di batterie cinese Contemporary Amperex Technology (CATL), è in trattative avanzate per acquistare fino a un quinto di Guoxuan, secondo il Financial Times.

Il gruppo FCA non resta a guardare. All’ orizzonte e il produttore taiwanese di microprocessori Hon Hai Precision – gruppo Foxconn.

Il contratto non è stato ancora firmato, ma le due parti sono intenzionate a concludere al più presto le trattative, che sono in corso da 7 o 8 mesi, prima dell’accordo fra FCA e Psa.

Foxconn dipende da Apple per quasi il 50% dei suoi ricavi e cerca di diversificare in un segmento che potrebbe vedere una forte espansione.

Cobalto: auto elettrica = auto green?

Cari lettori di neON e-non, qui un pezzo dell’analisi pubblicata sul blog Econopoly – ilSole24Ore.

Dal 2016 seguito di una ricerca di Amnesty International. Diverse aziende leader, tra cui Apple, BMW, Daimler, Renault, e il produttore di batterie Samsung SDI, hanno pubblicato dati sulla loro supply chain.

Lo scorso gennaio Reuters ha annunciato un progetto pilota lanciato da un consorzio formato da Ford, IBM, LG Chem, la cinese Huayou Cobalt, per usare la tecnologia blockchain e monitorare le forniture di cobalto dalla Repubblica Democratica del Congo.

Anche la Tesla nel suo Impact Report pubblicato di recente, alle pagine 32-34, fa riferimento al problema Congo, ma rassicura gli investitori che il suo processo è più sostenibile perché c’è poco cobalto nelle batterie per il tipo di tecnologia usata e comunque ne usa meno di tutti i competitors. La Tesla in generale sta puntando molto al vantaggio competitivo basato sulla batteria,  qualche mese fa ha concluso un accordo da 218 milioni di dollari per rilevare la Maxwell Technologies, società con sede in California che sviluppa batterie elettriche e che vanta tra i suoi clienti Lamborghini e General Motors.

Se fossimo stati nel 1890 alla guida di una bicicletta o di un’auto, probabilmente la materia prima con cui gli pneumatici erano prodotti sarebbero potuti provenire dal Congo. Il primo pneumatico moderno fu brevettato nel 1888 da John Boyd Dunlop e contribuì alla forte crescita della domanda globale di gomma.

In Congo la gomma cresceva nella giungla e da quanto leggiamo in questo articolo di Maya R. Jasanoff, docente di storia ad Harvard, per estrarla era necessario andare nella foresta pluviale, con i piedi che sprofondavano nel fango e nell’acqua stagnante, sperando di non calpestare un serpente o incorrere in un leopardo. Quindi scegliere una pianta di gomma nel groviglio vegetale, poi scuoterne il gambo fino a un punto abbastanza morbido da poterlo affettare per liberarne la linfa. Si doveva aspettare che il liquido gocciolasse nella pentola, poi aspettare che si addensasse per poi trasformarsi in lattice (qui un video per chi è curioso).

A distanza di più di un secolo, ancora una volta la storia dell’auto incrocia quella del Congo, ne ha parlato ultimamente Ed Croocks Energy Editor del Financial Times. Questa volta non sono le ruote, ma le batterie delle auto elettriche il problema.

Kumi Naidoo, segretario generale di Amnesty International, ha detto di recente al Nordic Electric Vehicle (EV) Summit ad Oslo, che il cambiamento climatico non dovrebbe essere affrontato a spese dei diritti umani: <<senza cambiamenti radicali, le batterie che alimentano i veicoli verdi continueranno a essere macchiate dai diritti umani e abusi >>, ha (come riportato da Reuters).

Più della metà del cobalto del mondo proviene dal sud della Repubblica Democratica del Congo, in gran parte da miniere artigianali che producono il 20% della produzione del paese.

Minatori artigiani di sette anni sono stati osservati in nove siti visitati, tra cui miniere scavate a mano con strumenti a dir poco rudimentali, alcuni pagati con meno di $ 1 al giorno, come indicato in questo articolo del Weforum.

Nel 1890, l’anno in cui Joseph Conrad viaggiò in Congo, lo stato esportò circa 130 tonnellate di gomma. Sei anni dopo arrivò ad esportarne dieci volte tanto divenendo così il più grande produttore di gomma di tutta l’Africa. Nel suo Cuore di tenebra, Conrad raccontava del commercio dell’avorio, il suo lavoro fu fondamentale nel portare alla luce le atrocità subite dai lavoratori indigeni del Congo. Ben presto i profitti delle vendite della gomma dell’epoca superarono quelle dell’avorio alla borsa di Anversa.

Da allora le cose non sembrano tanto cambiate. Bisogna fare di più. Molto di più.

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Energia: elettroni e molecole. Ultime news

Cari lettori di neON e-non,

ecco le ultime dal fronte. Cominciamo dagli elettroni…

La Tesla ha concluso un accordo da 218 milioni di dollari per rilevare la Maxwell Technologies. Società con sede in California che sviluppa batterie elettriche e che vanta tra i suoi clienti Lamborghini e General Motors.

L’acquisizione della Maxwell rientra nella strategia di potenziamento del segmento battery, sul quale la Tesla sta puntando molto. L’obiettivo è cercare un vantaggio competitivo sulle prestazioni e spiazzare gli altri produttori di auto elettriche. Ma non solo prestazioni, l’abbattimento dei costi è una sorgente di vantaggio competitivo.

Maxwell ha un processo brevettato per la fabbricazione di elettrodi utilizzati nelle batterie al litio. Produce elettrodi senza l’uso di solventi (tecnologia a elettrodi a batteria secca). È proprio questo processo a quanto pare, a dare slancio alle prestazioni e abbattere i costi.

Il costante miglioramento della produzione delle batterie è diventato un fattore chiave per Tesla per competerete con gli altri newcomers nel business delle auto elettriche. Musk aveva di recente affermato di essere super competitivo sui costi per quanto riguarda la produzione di batterie. Durante l’ultima trimestrale della compagnia, agli investitori ha  presentato i forti sforzi volti all’abbattimento del costo, puntando sulla logistica e standardizzazione.

Restiamo sul fronte elettroni ma andiamo più a monte. Parliamo di materie prime. Cobalto.

Il metallo ha raggiunto il valore più basso degli ultimi in due anni dopo un’impennata della fornitura da parte della Repubblica Democratica del Congo. Un po’ di respiro per le case automobilistiche che stanno puntando al mercato elettrico.

Come riportato dal Financial Times, il prezzo del metallo chiave della batteria elettrica è sceso di oltre il 40% da metà novembre grafico qui sotto.

Dopo i timori sulla sicurezza delle forniture del metallo le grandi case automobilistiche sono sollevati. Anche se ricordiamolo, quasi due terzi dei quali provengono dal Congo, uno dei paesi più poveri del mondo. La produzione è cresciuta del 44% lo scorso anno a circa 106 mila tonnellate, secondo la Federazione delle imprese congolesi.

Passiamo adesso alle molecole. Di olio

Gli Stati Uniti sono diventati il ​​più grande esportatore di petrolio nel Regno Unito per la prima volta dopo il picco del 1957. Fu l’allora presidente Eisenhower ad autorizzare 300.000 barili di esportazioni necessarie dopo la chiusura del Canale di Suez. A quanto pare in cambio in parte dell’impegno di Regno Unito e Francia al ritiro delle truppe secondo un recente articolo del Financial Times.

Quasi un barile su quattro del petrolio raffinato in Gran Bretagna a gennaio veniva dagli Stati Uniti. Questo dimostra il ruolo sempre maggiore che il petrolio americano ha ora nel mix energetico della Gran Bretagna.

ExxonMobil e Valero sono state le due società impegnate in queste esportazioni, proprietarie di due delle sei raffinerie di petrolio ancora operative nel Regno Unito. Lo stabilimento di Exxon a Fawley, la più grande raffineria di petrolio del Regno Unito, ha ricevuto a gennaio più di 4,3 milioni di barili a quanto pare provenienti dall’olio prodotto dallo shale texano.

Nel 2018 la stessa Exxon aveva dichiarato una possibile spesa di 500 milioni di sterline per l’impianto da 270.000 barili al giorno al fine di estenderne la vita utile.

Chiudiamo con il gas

ExxonMobil e Qatar Petroleum hanno dato il via libera a un progetto da 10 miliardi di dollari per esportare gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti. Si apre una nuova rotta per risorse sbloccate dalla dallo shale, pronte a raggiungere sempre più i mercati mondiali.

Il progetto Golden Pass LNG in Texas, costruito originariamente come impianto di importazione di gas, è destinato a entrare in servizio nel 2024, esporterà 16 milioni di tonnellate di LNG all’anno.

È detenuta al 70 percento da Qatar Petroleum e al 30 percento da Exxon, estendendo una partnership di lunga data tra le due società.

Energy dominance americana? Qualcuno storce il naso. Ma i fatti ad oggi sembrano dire di così