La geopolitica sta assumendo un ruolo sempre più forte per l’industria oil and gas

Cari lettori di neON e-non, qui alcuni spunti dell’analisi completa su StartMag.

Il vice segretario all’energia degli Stati Uniti, il repubblicano Dan Brouillette, ha affermato in un’intervista al Financial Times che il peso delle recenti scelte dell’amministrazione Trump in Medioriente è avvenuta anche grazie alla forza acquisita dopo lo shale boom.

Il riconoscimento della sovranità di Israele sulle alture del Golan arriva grazie a questa sicurezza. Il funzionario americano sottolinea la differenza con quanto accaduto nel 1973-74 quando l’embargo petrolifero dell’Opec durante la guerra arabo-israeliana fece schizzare in alto i prezzi del greggio. La produzione domestica americana raggiunta dopo lo shale boom, li rende meno vulnerabili alle importazioni.

Il presidente Donald Trump ha firmato il riconoscimento delle alture del Golan lunedì 25 marzo, durante una cerimonia alla Casa Bianca a cui ha partecipato Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano. “La libertà che questo permette a questo presidente e ai futuri presidenti. . . è semplicemente sbalorditivo” ha affermato Dan Brouillette nella sua intervista.

Ultimamente il crescente legame tra Cina e Israele aveva destato non poche preoccupazioni per lo Zio Sam. Il riconoscimento del Golan allontana la Cina da Israele. L’Impero Celeste non riconosce infatti la sovranità israeliana. Un attore, Israele, che cresce nel Mediterraneo, mare che a sua volta assume rilevanza (soprattutto il versante adriatico) per la Belt and Road (la via della Seta).

Adesso passiamo al Gas: il segmento LNG americano (gas liquefatto) sta soffrendo per la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. I prezzi in Asia sono praticamente crollati negli ultimi giorni ai minimi pluriennali.

I produttori di gas liquefatto americano come Cheniere hanno bisogno di accordi a lungo termine con gli importatori cinesi. Questo serve soprattutto per rasserenare gli investitori che i loro soldi siano ben investiti e il rischio è sotto controllo.

Cheniere ha firmato un contratto a lungo termine di 25 anni con la Cina nel 2018. Si tratta del primo accordo per 1,2 milioni di tonnellate di gas liquefatto all’anno. Andranno alla CNPC China National Petroleum Corporation (controllata interamente dallo stato cinese). Adesso le trattative con la Cina sono in una fase di stallo: fino a quando entrambi i paesi non risolveranno la tradewar in corso.

La Casa Bianca sul tema ha fatto sentire la sua voce ultimamente: il principale consigliere economico del presidente americano Donald Trump, ha infatti affermato che i colloqui per porre fine a una guerra tariffaria, potrebbero andare avanti per “mesi”. Segnali non proprio rassicuranti.

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Cosa ha detto il Segretario di Stato Mike Pompeo alla CERAWeek

Cari lettori di neON e-non, qui un estratto dell’analisi pubblicata su StartMag.

<<Ho trascorso una discreta quantità di tempo nell’industria dell’oil&gas. Ho gestito una piccola azienda; si chiamava Sentry International. Abbiamo fabbricato e venduto mud pumps, attrezzature per pozzi, e distribuivamo sucker rods. Quindi conosco bene l’industria>>

Così il Segretario di Stato, Mike Pompeo alla CERAweek, uno degli appuntamenti più importanti nel mondo petrolifero, si rivolge a Daniel Yergin, tra le voci più autorevoli dell’Oil Industry, autore del best seller: The Prize, The Epic Quest for Oil, Money, and Power.

Un appuntamento che assume questa volta un ruolo ancora più importante perché Pompeo non si rivolge solo ai leaders dell’oil&gas americano ma anche ai diplomatici americani e di tutto il mondo: una geopolitica che adesso consolida maggiormente il legame con il petrolio.

Oggi, gli Stati Uniti esportano petrolio ad un livello prima inimmaginabile. Pompeo riconosce il ruolo dell’industria americana, delle piccole compagnie che hanno assunto il rischio imprenditoriale per raggiungere questo livello. Un settore quello delle piccole oil companies americane e dei loro fornitori, che Pompeo conosce bene.

Tuttavia ricorda a tutti che il successo è arrivato anche grazie al Congresso quando nel 2015 ha abolito il divieto delle esportazioni di petrolio.

Inoltre aggiunge che lo scorso agosto, gli Stati Uniti hanno superato la Russia come primo produttore mondiale, con una produzione aumentata al ritmo più veloce della storia, il più grande aumento di un anno nella produzione di petrolio che il mondo abbia mai visto. Circa un decennio fa, gli USA importavano il 60% del petrolio.

Circa 45 anni Kissinger parlava ai ministri degli esteri per gestire la scarsità di energia, oggi invece, afferma Pompeo, il problema è opposto: capire come portare più petrolio e gas verso la costa e spedirlo in giro per il mondo.

La capacità di esportare non riguarda solo l’energia ma i valori in cui gli Stati Uniti credono, il messaggio di Pompe si fa più forte: <<Il nostro modello conta ora, francamente, più che mai in un’era di grande rivalità e competizione di potere in cui alcune nazioni stanno usando la loro energia per fini malevoli e non per promuovere la prosperità nel modo in cui facciamo qui in Occidente. Non hanno i valori della libertà, delle rule of law che noi facciamo e usano la loro energia per distruggere la nostra>>.

Con il suo petrolio gli Stati Uniti vogliono aumentare la diversificazione energetica dei Paesi ritenuti amici. In merito al gasdotto NordStrean II, paragona l’Europa a gli Stati Uniti riferendosi alla loro dipendenza dal petrolio Venezuelano.

Lo scorso anno le esportazioni americane hanno raggiunto luoghi diversi come India, Giappone, Cina, Repubblica di Corea, Italia, Irlanda, Emirati Arabi Uniti.

La prima spedizione di gas americano LNG è arrivato sulle coste portoghesi bagnate dall’atlantico.

Il Dipartimento di Stato dichiara Pompeo, lavora per espandere queste relazioni: lo scorso aprile, ha formalizzato un impegno per rafforzare la sicurezza energetica del Vietnam. A ottobre ha ospitato il suo primo dialogo con l’Australia sulla sicurezza energetica. La partita nel Mare del Sud della Cina è cruciale.

Sul tema Mare del Sud cinese il messaggio si fa ancora più forte: <<La costruzione illegale dell’isola in acque internazionali non è semplicemente una questione di sicurezza. La Cina impedisce ai membri dell’ASEAN di accedere a oltre 2.500 miliardi di dollari in riserve di energia recuperabili>>.

Per contrastare, il governo degli Stati Uniti promuovono la sicurezza energetica per quelle nazioni del sud-est asiatico. Favorendo: <<transazioni trasparenti, non trappole di debito>>



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Petrolio, Gas e blockchain. Le ultime news

Cari lettori di neON e-non,

partiamo con un aggiornamento dal Venezuela. Il governo targato Guaidó sta cercando di assumere il controllo delle entrate petrolifere attraverso un consiglio di amministrazione provvisorio per la società petrolifera statale PDVSA e la raffineria statunitense Citgo (la cui maggioranza delle quote appartiene a PDVSA). Maduro, ha affermato che non permetterà a Citgo di essere “rubata”. Intanto gli Stati Uniti e altri 50 paesi hanno già riconosciuto il signor Guaidó come presidente legittimo del Venezuela. Per ora Maduro mantiene il controllo dell’esercito e delle principali istituzioni statali.

Le difficoltà del Paese aumentano anche a causa delle sanzioni USA di fine gennaio che hanno avuto un forte impatto sulle esportazioni di petrolio.

Da alcune immagini satellitari dei serbatoi dei terminali petroliferi, si è osservato un aumento dei livelli. È un segnale delle difficoltà per la compagnia di stato PDVSA a trovare un rapido sostituto agli Stati Uniti e le sue raffinerie del Golfo.

Il tempo stringe

La crescita degli dei livelli non potrà avvenire all’infinito. Le misure e analisi delle foto satellitari di circa il 70% dei sei terminal petroliferi del paese, fa emergere proprio l’effetto delle sanzioni. La stima della produzione venezuelana post-sanzioni è di quasi il 50% in meno, se confrontate con la settimana precedente alle sanzioni e di circa il 40% in meno se confrontate con il dato di novembre (mese con dati ufficiali finali). La chiusura del mercato americano ha tuttavia aperto nuove rotte verso l’India.

Considerando l’attuale capacità di stoccaggio e la produzione attuale, secondo alcuni esperti, tra circa un mese si potrebbe raggiungere la condizione di pieno stoccaggio. Questo vorrebbe significare l’arresto dell’intera produzione.

Anche se siamo ottimisti per la ricerca di una soluzione, questo scenario potrebbe letteralmente far schizzare il prezzo del barile.

Blockchain

Si chiama Vakt, la piattaforma petrolifera blockchain nata verso fine 2018. Supportata dalle compagnie petrolifere BP e Royal Dutch Shell, Chevron e Total daitrader Mercuria e Gunvor e dalle banche ING, ABN Amro e Société Générale. Come amministratore delegato abbiamo Etienne Amic, ex amministratore delegato di Mercuria e JPMorgan.

Una piattaforma, nata per modernizzare il commercio di materie prime usando la tecnologia blockchain. Vakt creato a novembre ha come scopo un modo per accelerare le negoziazioni e ridurre i costi eliminando il processo di trading “cartaceo”.

GAS

La Germania ha annunciato la costruzione di almeno due terminali di gas naturale liquefatto (GNL). Si apre la strada alle esportazioni americane verso uno dei più grandi mercati europei.

Ne parlavo qui qualche mese fa di come Il Presidente Trump “spingesse” da un lato Cancelliera Merkel a non supportare il progetto del gasdotto Nord Stream 2, dall’altro di comprare -GAS targato USA-. Anche se, come ribadivamo ai tempi, Il gas liquefatto (LNG) americano era tuttavia economicamente meno vantaggioso: quello russo costerebbe circa il 20% in meno.

All’epoca questi “segnali” daparte degli Stati Uniti furono interpretati anche come una mossa per riequilibrareun trade umbalance presente. Sono note le dichiarazioni del Presidente Trump che ha criticato più di una volta il disavanzo commerciale tedesco in Europa.

Intervistato dal Financial Times, Dan Brouillette, il vice segretario all’energia degli Stati Uniti, si è detto “molto eccitato” della mossa tedesca: “potenzialmente una grande opportunità per il GNL americano”.

Medioriente

L’Arabia Saudita sta considerando di sviluppare attività di Exploration & Production all’estero. È la prima volta. Il ministro per l’energia e presidente della compagnia petrolifera statale Saudi Aramco, Khalid al Falih, ha dichiarato al Financial Times che l’espansione sarebbe una parte fondamentale del futuro dell’azienda: “andando avanti, il mondo sarà il campo di gioco dell’Arabia Saudita”, ha affermato Falih.

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Energia: elettroni e molecole. Ultime news

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ecco le ultime dal fronte. Cominciamo dagli elettroni…

La Tesla ha concluso un accordo da 218 milioni di dollari per rilevare la Maxwell Technologies. Società con sede in California che sviluppa batterie elettriche e che vanta tra i suoi clienti Lamborghini e General Motors.

L’acquisizione della Maxwell rientra nella strategia di potenziamento del segmento battery, sul quale la Tesla sta puntando molto. L’obiettivo è cercare un vantaggio competitivo sulle prestazioni e spiazzare gli altri produttori di auto elettriche. Ma non solo prestazioni, l’abbattimento dei costi è una sorgente di vantaggio competitivo.

Maxwell ha un processo brevettato per la fabbricazione di elettrodi utilizzati nelle batterie al litio. Produce elettrodi senza l’uso di solventi (tecnologia a elettrodi a batteria secca). È proprio questo processo a quanto pare, a dare slancio alle prestazioni e abbattere i costi.

Il costante miglioramento della produzione delle batterie è diventato un fattore chiave per Tesla per competerete con gli altri newcomers nel business delle auto elettriche. Musk aveva di recente affermato di essere super competitivo sui costi per quanto riguarda la produzione di batterie. Durante l’ultima trimestrale della compagnia, agli investitori ha  presentato i forti sforzi volti all’abbattimento del costo, puntando sulla logistica e standardizzazione.

Restiamo sul fronte elettroni ma andiamo più a monte. Parliamo di materie prime. Cobalto.

Il metallo ha raggiunto il valore più basso degli ultimi in due anni dopo un’impennata della fornitura da parte della Repubblica Democratica del Congo. Un po’ di respiro per le case automobilistiche che stanno puntando al mercato elettrico.

Come riportato dal Financial Times, il prezzo del metallo chiave della batteria elettrica è sceso di oltre il 40% da metà novembre grafico qui sotto.

Dopo i timori sulla sicurezza delle forniture del metallo le grandi case automobilistiche sono sollevati. Anche se ricordiamolo, quasi due terzi dei quali provengono dal Congo, uno dei paesi più poveri del mondo. La produzione è cresciuta del 44% lo scorso anno a circa 106 mila tonnellate, secondo la Federazione delle imprese congolesi.

Passiamo adesso alle molecole. Di olio

Gli Stati Uniti sono diventati il ​​più grande esportatore di petrolio nel Regno Unito per la prima volta dopo il picco del 1957. Fu l’allora presidente Eisenhower ad autorizzare 300.000 barili di esportazioni necessarie dopo la chiusura del Canale di Suez. A quanto pare in cambio in parte dell’impegno di Regno Unito e Francia al ritiro delle truppe secondo un recente articolo del Financial Times.

Quasi un barile su quattro del petrolio raffinato in Gran Bretagna a gennaio veniva dagli Stati Uniti. Questo dimostra il ruolo sempre maggiore che il petrolio americano ha ora nel mix energetico della Gran Bretagna.

ExxonMobil e Valero sono state le due società impegnate in queste esportazioni, proprietarie di due delle sei raffinerie di petrolio ancora operative nel Regno Unito. Lo stabilimento di Exxon a Fawley, la più grande raffineria di petrolio del Regno Unito, ha ricevuto a gennaio più di 4,3 milioni di barili a quanto pare provenienti dall’olio prodotto dallo shale texano.

Nel 2018 la stessa Exxon aveva dichiarato una possibile spesa di 500 milioni di sterline per l’impianto da 270.000 barili al giorno al fine di estenderne la vita utile.

Chiudiamo con il gas

ExxonMobil e Qatar Petroleum hanno dato il via libera a un progetto da 10 miliardi di dollari per esportare gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti. Si apre una nuova rotta per risorse sbloccate dalla dallo shale, pronte a raggiungere sempre più i mercati mondiali.

Il progetto Golden Pass LNG in Texas, costruito originariamente come impianto di importazione di gas, è destinato a entrare in servizio nel 2024, esporterà 16 milioni di tonnellate di LNG all’anno.

È detenuta al 70 percento da Qatar Petroleum e al 30 percento da Exxon, estendendo una partnership di lunga data tra le due società.

Energy dominance americana? Qualcuno storce il naso. Ma i fatti ad oggi sembrano dire di così