Only few months ago, Bloomberg titled: Exxon Poised to Drop From S&P 500’s Top 10 for First Time Ever. After being 90 years on the list, the oil giants are leaving place to the technological titans, now on a permanent basis in the top 10 of the US stock market.
An article by Prof. Kenji E. Kushida of Standford University focus this point: “New Apple and Google players abruptly redefined the industry, bringing a wave of commoditization […]”. In addition to the commoditization effect, the new businesses are also customer-centric. They try to expand at max the consumption experiences: consumption is more accessible, more usable.
We have to think something similar to the -spare capacity- concept applied in the manufacturing from B2B (business to business)…
Ogni giorno acquistiamo
prodotti che hanno un impatto sul nostro pianeta. Catene di approvvigionamento
opache, ambienti devastanti che compromettono il benessere di persone, animali
e comunità. Raramente disponiamo delle informazioni necessarie per fare scelte
positive su cosa acquistare.
A
quanto pare è Il pesce il settore alimentare ad essere più vulnerabile alle
contraffazioni su larga scala. In una delle ultime
note del 2018 l’agenzia Europol mostra i dettagli dell’operazione Tarantelo. Un’operazione coordinata
dalla Guardia Civil sul pesce venduto
illegalmente in Spagna. Pesce che veniva importato attraverso i porti francesi,
dopo essere stato catturato nelle acque italiane e maltesi.
Leggiamo
nella nota che le frodi più diffuse riguardano la sostituzione o errata etichettatura. Ad esempio merci etichettate
come legali quando in realtà non lo sono oppure pesce di allevamento venduto
come pescato.
Circa
il 20% dei test fatti sulla vendita al dettaglio e ristorazione riguardo ai
frutti di mare sono erroneamente etichettati. Un pericolo per la salute
pubblica. Nel giugno 2018 fu smantellata un’organizzazione internazionale che
gestiva più di 2.000 tonnellate di tonno all’anno. Si trattava di pesce non
congelato adeguatamente, trattato con coloranti e venduto come fresco.
Oltre al commercio di merce “non in regola”, le organizzazioni criminali riescono soprattutto a riciclare denaro. Insomma ci guadagnano due volte lungo la filiera, a monte e a valle.
Supply Chain – La Filiera
Il crimine è coinvolto in tutta la filiera su scala
internazionale. Dalla pesca a strascico fino al controllo in alcuni casi, dei
mercati e dei punti finali di vendita. Magari
anche il vostro ristorante di fiducia.
Su
scala globale sta emergendo una nuova pratica terrificante: uomini trattenuti su
barche, contro la loro volontà, per lavorare circa 20 ore al giorno. Qualcuno purtroppo
non torna a terra.
Nel
2015 il Regno Unito ha approvato (il primo) Modern Slavery Act. Richiede alle
aziende che fanno affari nel Regno Unito con oltre 36 milioni di sterline in
fatturato, di riportare pubblicamente i loro sforzi volti a garantire che le
loro filiere siano libere da abusi e, in generale, da casi di lavoro forzato.
Anche il governo australiano si sta muovendo in tal senso.
La tecnologia può aiutare molto, anche con le immagini satellitari: ne
ho parlato qui su Econopoly. Ma
soprattutto sul discorso filiera abbiamo la blockchain
che potrebbe fare la differenza: ad esempio la startup Provenance
(in italiano vuol dire Provenienza) con
sede a Londra, è nata pochi anni fa proprio per occuparsi della filiera di
produzione del tonno in Indonesia. È una piattaforma digitale che consente ai
marchi di compiere passi verso una maggiore trasparenza. Secondo quanto
riportato sul loro sito, il loro software permetterebbe alle aziende di raccogliere
e presentare informazioni e storie sui prodotti e le loro catene di
approvvigionamento. Ovviamente tutto supportato da dati. Collegando le
informazioni ai prodotti in negozio, al pacco e al mercato online potrete
scoprirne l’origine.
Concludendo
Migliorare
il livello di informazione può consentire una scelta più consapevole.
Fornire
cibo e mezzi di sussistenza ad una popolazione di ben oltre 9 miliardi non è
semplice. La produzione di pesce nel 2016 ha raggiunto il massimo storico di
171 milioni di tonnellate, di cui l’88% utilizzato per il consumo umano.
Un record nel consumo pro capite di 20,3 kg nel 2016.
Una grande sfida, senza alcun dubbio. Ma questo non vuol dire che non possiamo farlo in maniera più equa e responsabile.