Germania e Aziende – chi conterà di più ?

Le ultime elezioni in Germania hanno mostrato chiaramente chi sono gli stakeholder emergenti. In un Paese dove anche Tesla ha difficoltà ad aprire uno stabilimento e dove si scende in piazza anche contro le pale eoliche, la gestione e la partecipazione di questi portatori di interesse diventa critica. Sarà lo stesso dopo il coronavirus?

La direzione politica in Germania pone al centro il tema ambientale: nuove sfide emergono per il legame politica e lavoro. Alcune osservazioni sulla Corporate Governance Tedesca forniscono una chiave di lettura interessante delle dinamiche in corso.

A differenza di quella di stampo anglosassone, la Corporate Governace Tedesca è fortemente orientata verso gli stakeholder, più che agli shareholder. Primo elemento di differenziazione. Nel sistema tedesco le corporations sono organizzate intorno ad una struttura a doppio consiglio. Esiste un consiglio di amministrazione che dirige le operazioni quotidiane ed un Supervisory Board incaricato delle principali decisioni e di policy.

Un’ulteriore particolarità tedesca riguarda la composizione del consiglio di sorveglianza. Praticamente quasi sin dagli albori il diritto societario ha conferito uno status speciale agli interessi della forza lavoro, prevedendo la metà dei seggi del proprio Supervisory Board ai propri lavoratori.

La “condivisione di power” potrebbe però “spaventare” gli azionisti e secondo alcuni sarebbe il motivo per cui le società tedesche siano diventate fortemente dipendenti dalle banche per l’accesso al capitale.

Spunti tratti dal post pubblicato su Econopoly – ilSole24Ore: Aziende, chi comanda in Germania: tra politica, sindacati e stakeholder

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Tesla – Not in My Back Yard…

Una notizia che emerge questa settimana dopo Brexit e Coronavirus: Tesla protestata in Germania per la sua nuova fabbrica.

Leggiamo dal Financial Times: <<Le proteste evidenziano un fenomeno più ampio nella società tedesca: la crescita del nimbyismo. Persino sviluppi industriali come quelli di Tesla che indicano un futuro a basse emissioni di carbonio sono oggetto di attacchi>>

Tesla costruirà la sua quarta “gigafactory”, a Grünheide, 38 km a sud-est di Berlino.

Del tema NIMBY ne avevamo parlato qui su Econopoly.

Secondo Darwall, consulente strategico e autore di Green Tiranny, le posizioni più estreme sull’approccio al “climate change” hanno radici sia nell’estrema destra e sia nell’estrema sinistra. Inizialmente fu il nazionalsocialismo a creare un focus sul tema del paesaggio e a parlare delle energie rinnovabili. Ne ha parlato di recente anche The Guardian. Ma va considerato anche un percorso in cui il comunismo inizia ad occuparsi di questi temi, entrambi accomunati da una visione anticapitalistica. <<La profonda ostilità dei nazisti verso il capitalismo e la loro identificazione con la natura politica li ha portati a sostenere politiche ecologiche mezzo secolo prima di ogni altro partito politico[…]>>.: <<[…] non dovrebbe sorprendere che furono i primi a sostenere su larga scala l’energia rinnovabile>>.

Se per l’estrema destra il paesaggio e la purezza della natura sono stati il driver, a sinistra bisogna guardare da un’altra angolazione. In particolare Darwall analizza il percorso che ha portato allo sviluppo dei partiti green tedeschi. Tra tutti i paesi dell’Europa occidentale, la Germania ha avuto questa tradizione di essere tra i più ostili al nucleare. La forte ostilità al nucleare della Germania è secondo l’autore <<così forte da venire prima della riduzione delle emissioni di CO2>>. Secondo Darwall occorre andare indietro di qualche decennio, quando negli anni 70 la Germania è ancora divisa in due dal muro. La Germania dell’Est è cresciuta e al governo abbiamo Helmut Schmidt, leader dell’allora partito social democratico SPD; fu il primo a sollevare il problema, come ricordato dal New York Times, dei missili SS-20 installati dal Cremlino a pochi chilometri dai paesi protetti dalla NATO.

Schmidt appoggiò la decisione della NATO del 1979 di schierare missili Pershing-2 e Cruise in Europa se Mosca avesse rifiutato di rimuovere gli SS-20. Il profondo malcontento che ne nacque finì per alimentare, secondo Darwall, la base elettorale green che poi subì un ulteriore allargamento dopo la caduta del muro grazie alle confluenze green ma dal blocco orientale sovietico. In questa fase si assiste all’ascesa dei partiti verdi.

Ma oggi le cose sono cambiate.

In bilico tra fast/just transition

Un articolo del Financial Times di oggi riporta una stima per l’industria automobilistica tedesca, che impiega direttamente 830.000 persone e sostiene altri 2 milioni nell’indotto. Dovranno essere investiti circa 40 miliardi di euro nelle tecnologie per batteria nei prossimi tre anni.

I giganti dell’auto tedesca, da Daimler e Audi ai fornitori tra cui Continental e Bosch, hanno annunciato che circa 50.000 posti di lavoro andranno persi o sono a rischio solo nel 2019, purtroppo le loro attività tradizionali diventano meno redditizie.

Il costo della perdita di posti di lavoro in Germania, spesso stimato a € 100.000 per posizione, costringe le aziende a prendere in considerazione programmi di reskilling o attendere la pensione del dipendente. Nel prossimo decennio, quasi un quarto di milione di posti di lavoro automobilistici andranno persi nel paese, secondo il direttore del Center for Automotive Research dell’Università di Duisburg-Essen.

Petrolio, Gas e blockchain. Le ultime news

Cari lettori di neON e-non,

partiamo con un aggiornamento dal Venezuela. Il governo targato Guaidó sta cercando di assumere il controllo delle entrate petrolifere attraverso un consiglio di amministrazione provvisorio per la società petrolifera statale PDVSA e la raffineria statunitense Citgo (la cui maggioranza delle quote appartiene a PDVSA). Maduro, ha affermato che non permetterà a Citgo di essere “rubata”. Intanto gli Stati Uniti e altri 50 paesi hanno già riconosciuto il signor Guaidó come presidente legittimo del Venezuela. Per ora Maduro mantiene il controllo dell’esercito e delle principali istituzioni statali.

Le difficoltà del Paese aumentano anche a causa delle sanzioni USA di fine gennaio che hanno avuto un forte impatto sulle esportazioni di petrolio.

Da alcune immagini satellitari dei serbatoi dei terminali petroliferi, si è osservato un aumento dei livelli. È un segnale delle difficoltà per la compagnia di stato PDVSA a trovare un rapido sostituto agli Stati Uniti e le sue raffinerie del Golfo.

Il tempo stringe

La crescita degli dei livelli non potrà avvenire all’infinito. Le misure e analisi delle foto satellitari di circa il 70% dei sei terminal petroliferi del paese, fa emergere proprio l’effetto delle sanzioni. La stima della produzione venezuelana post-sanzioni è di quasi il 50% in meno, se confrontate con la settimana precedente alle sanzioni e di circa il 40% in meno se confrontate con il dato di novembre (mese con dati ufficiali finali). La chiusura del mercato americano ha tuttavia aperto nuove rotte verso l’India.

Considerando l’attuale capacità di stoccaggio e la produzione attuale, secondo alcuni esperti, tra circa un mese si potrebbe raggiungere la condizione di pieno stoccaggio. Questo vorrebbe significare l’arresto dell’intera produzione.

Anche se siamo ottimisti per la ricerca di una soluzione, questo scenario potrebbe letteralmente far schizzare il prezzo del barile.

Blockchain

Si chiama Vakt, la piattaforma petrolifera blockchain nata verso fine 2018. Supportata dalle compagnie petrolifere BP e Royal Dutch Shell, Chevron e Total daitrader Mercuria e Gunvor e dalle banche ING, ABN Amro e Société Générale. Come amministratore delegato abbiamo Etienne Amic, ex amministratore delegato di Mercuria e JPMorgan.

Una piattaforma, nata per modernizzare il commercio di materie prime usando la tecnologia blockchain. Vakt creato a novembre ha come scopo un modo per accelerare le negoziazioni e ridurre i costi eliminando il processo di trading “cartaceo”.

GAS

La Germania ha annunciato la costruzione di almeno due terminali di gas naturale liquefatto (GNL). Si apre la strada alle esportazioni americane verso uno dei più grandi mercati europei.

Ne parlavo qui qualche mese fa di come Il Presidente Trump “spingesse” da un lato Cancelliera Merkel a non supportare il progetto del gasdotto Nord Stream 2, dall’altro di comprare -GAS targato USA-. Anche se, come ribadivamo ai tempi, Il gas liquefatto (LNG) americano era tuttavia economicamente meno vantaggioso: quello russo costerebbe circa il 20% in meno.

All’epoca questi “segnali” daparte degli Stati Uniti furono interpretati anche come una mossa per riequilibrareun trade umbalance presente. Sono note le dichiarazioni del Presidente Trump che ha criticato più di una volta il disavanzo commerciale tedesco in Europa.

Intervistato dal Financial Times, Dan Brouillette, il vice segretario all’energia degli Stati Uniti, si è detto “molto eccitato” della mossa tedesca: “potenzialmente una grande opportunità per il GNL americano”.

Medioriente

L’Arabia Saudita sta considerando di sviluppare attività di Exploration & Production all’estero. È la prima volta. Il ministro per l’energia e presidente della compagnia petrolifera statale Saudi Aramco, Khalid al Falih, ha dichiarato al Financial Times che l’espansione sarebbe una parte fondamentale del futuro dell’azienda: “andando avanti, il mondo sarà il campo di gioco dell’Arabia Saudita”, ha affermato Falih.

Restate sintonizzati su neON

Miracolo economico tedesco. Alcune considerazioni

Cari lettori di neON e-non,

qui vi parliamo della locomotiva tedesca. Con il surplus commerciale più grande al mondo e la più bassa disoccupazione dell’eurozona, la Germania rappresenta un modello per l’Europa. Dalla crisi del 2008 la disoccupazione è diminuita costantemente, scendendo sotto il 5% nel 2018. La Germania ha raggiunto così il secondo posto in Europa in termini di tasso occupazione.

Tuttavia dobbiamo fare alcune considerazioni.

La Germania è anche il posto dove si osserva un problema di bassi salari come riportato in questo articolo del Financial Times. Anche la povertà ha raggiunto il massimo dal momento della riunificazione come leggiamo qui.

Diamo qualche numero. Guardiamo le sezioni Jobs e Society nella seguente figura (dal sito dell’ OECD). Cosa notiamo?

Per agevolare il lettore diamo alcune istruzioni per lettura dei grafici. Nella parte destra della figura, nella colonna Ranking, in colore rosso, notate il posizionamento della Germania in confronto agli altri paesi OECD. Nella colonna Trend invece, riuscite a capire con un colpo d’occhio come sta andando praticamente negli ultimi 20 anni (dati dal 1996 al 2017).

Vediamo che i salari medi in effetti sono cresciuti. Bene. Notiamo anche che il tasso di occupazione è aumentato. Ottimo. E notiamo infine che le ore lavorate invece si sono ridotte. Molto bene. Quindi se il tasso di occupazione è aumentato e le ore lavorate si sono ridotte, oltre ad un fenomeno di produttività potremmo considerare che magari lavorano un po’ tutti, un po’ meno

Fermiamoci sulle ore lavorate, chiediamoci come è andata la Germania rispetto agli altri in termini di ore lavorate.

Sempre sul sito OECD abbiamo recuperato questi trend (figura sotto) molto immediati. Quello che notiamo è che, tutti in tutti i paesi vediamo un trend di diminuzione delle ore lavorate (i dati partono dal 1982). Ma è la Germania ad avere il valore più basso a 1356.

Un recente articolo (qui disponibile), sostiene che il miracolo economico tedesco è legato alla riduzione delle ore lavorate causata da un allargamento del bacino di lavoratori. E cioè una maggiore partecipazione al lavoro di donne e anziani e del part time.

Abbiamo recuperato il seguente grafico per quanto riguarda la partecipazione al lavoro nella fascia d’età tra 55-64 anni. Notiamo ancora una volta il trend comune più o meno a tutti i paesi considerati. Eppure si nota anche che la Germania ha avuto una fortissima partecipazione della fascia di età tra 55 e 64 anni. Seconda solo al Giappone. Guardate la pendenza della curva colore azzurro della Germania (quella nera è la media OECD). Si nota che è tedesca la crescita più rapida.

Recuperiamo altri dati. Questa volta riferiti allasezione Society. Guardiamo la sezione Trend, la quarta riga a partire dall’alto e cioè: Poverty rate. A quanto pare il trend in aumento c’è. Osserviamo inoltre che il trend è simile a quello della curva: Permanent immigrantion flows. Non possiamo affermare se e quanta correlazione ci sia tra i due fenomeni, ma non possiamo non notare una similarità. Ma per ora trascuriamo questo punto che non è oggetto della nostra breve analisi.

Per concludere affrontiamo anche il punto del lavoro part time e in effetti notiamo come la Germania abbia avuto una forte accelerazione per i contratti di lavoro part time negli ultimi anni.

Abbiamo visto che parlare del successo tedesco basandoci sul basso tasso di disoccupazione non spiega tutta la storia. Di come ad esempio sia distribuita la ricchezza, i dati visti sembrano anche indicare un fenomeno in crescita di “lavoratori poveri” e di un miracolo economico che ha ancora importanti aspetti da considerare.

Apple-calypse: grosso guaio a ChinaDown

Cari lettori di neON e-non,

siamo a Cupertino, California. Traduciamo per voi i risultati della trimestrale del 2018, disponibile qui.

 

Apple ha annunciato ieri i risultati finanziari di chiusura trimestre 2018. La società ha registrato entrate trimestrali per 84,3 miliardi di dollari, un calo del 5% rispetto allo stesso trimestre del 2017. Le vendite internazionali hanno rappresentato il 62% delle entrate del trimestre.

Le entrate garantire dall’ iPhone sono diminuite del 15% rispetto all’anno precedente, mentre le entrate totali di tutti gli altriprodotti e servizi sono aumentate del 19%. Le entrate dei servizi hanno raggiunto il massimo storico di 10,9 miliardi di dollari, in aumento del 19 % rispetto all’anno precedente. I ricavi di Mace Wearables, Home e Accessori hanno raggiunto anche i massimi storici, con una crescita del 9% e del 33%,rispettivamente, e le entrate di iPad sono cresciute del 17%.

Il punto è che raggiungere i massimi è importante ma è superarli che lo è ancora di più per un’azienda che ha abituato all’effetto WOW, restare in vetta diventa difficile se non impossibile.

Il CEO commenta così:

“Anche se è stato deludente perdere il nostro target divendite, gestiamo Apple per il lungo termine, e i risultati di questo trimestre dimostrano che la forza della nostra attività aziendale è molto ampia”. “Lanostra base di dispositivi attivi installati ha raggiunto il massimo storico di1,4 miliardi nel primo trimestre, in crescita in ciascuno dei nostri segmenti geografici. Questo è un grande attestato di soddisfazione e lealtà dei nostri clienti, e sta portando la nostra attività di servizi a nuovi record grazie al nostro ampio ecosistema  e in rapida crescita”.

Sarà come dice lui… E abbiamo dato un occhio al Financial Statement (tabella qui in basso). Nella parte destra abbiamo il trimestre di chiusura anno del 2017, in quella di sinistra del 2018.

Due problemi. Il primo si chiama iPhone, che passa da 61a 51 miliardi di dollari, (circa il 20% di perdita). Notiamo che l’iPhone “pesava” nel 2017 circa il 75% delle revenues.

Il secondo problema si chiama Greater China: perde quasi 30% anno per anno.

Farà bene il CEO ad essere ottimista sui servizi come dice, ma i numeri per ora dicono altro.

Apple genera un gross profit margin sui servizi del 63% quasi il doppio rispetto all’hardware(34 %). D’accordo. Ma molti li vendi grazie agli iPhone ergo…

China-Down

La scorsa settimana il mondo ha appreso che l’economiacinese è cresciuta del 6,6 % lo scorso anno. Il tasso di crescita più basso diquasi tre decenni.

Nel 2017 un articolo del FinancialTimes individuava nel settore delle infrastrutture un forte elemento di traino per l’economia. Caterpillar, azienda che non ha bisogno dipresentazioni, colosso del settore, dice che si aspetta una crescita “modesta” a livello mondiale e una non-crescita in Cina per un brusco calo di quello cheè stato un “booming market” negli ultimi 2 anni.

Caterpillar non è la sola. È un coro che cresce purtroppo come riportato qui: case automobilistiche e altri gruppi industriali ridimensionano le aspettative. Alcoa, il colosso dell’alluminio, ha detto di recente che si aspetta una debole domanda mondiale un tasso di crescita più basso dalla crisi finanziaria.

Intanto riportiamo le ultime sul fronte Europeo.

La Germania va avanti entrando nel suo decimo anno consecutivo di crescita. Disoccupazione bassa, salari e pensioni stanno salendo. Ma la crescita avviene a tasso più lento e forse sono segnali di fatica. Lo scorso anno ha rallentato all’1.5% dal 2.2 % del 2017. Per il prossimo anno si prevede l’1 %. Insomma non una bellissima prospettiva.

Mentre buone notizie dal fronte francese, il Pil cresce più delle aspettative nonostante i gilet gialli.