Medioriente & Mediterraneo – un agosto caldo

I seguenti avvenimenti non sono correlati. O forse lo sono.

1 Agosto – Nucleare UAE. Gli Emirati Arabi Uniti avviano le operazioni di partenza della prima unità della sua prima centrale nucleare. La centrale nucleare di Barakah ad Abu Dhabi, è stata costruita dalla Korea Electric Power Corporation (KEPCO). Si tratta della prima centrale nucleare in Medioriente. Il sovrano di Dubai, lo sceicco Mohammed bin Rashid al-Maktoum, su Twitter lo ha definito “il primo reattore nucleare pacifico nel mondo arabo”.

Da ricordare che a fine luglio è stata avviata la prima storica missione degli Emirati Arabi Uniti su Marte. La sonda Hope è stata lanciata su un razzo H2-A dallo spazioporto di Tanegashima in Giappone. Ha davanti a se da percorrere 500 milioni di km. L’arrivo è previsto nel febbraio 2021 e coinciderà con il 50° anniversario della formazione degli Emirati Arabi Uniti.

4 Agosto – Maxi esplosione al porto di Beirut. Tra le ipotesi più accreditate un incendio in un deposito dove erano immagazzinate 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, sequestrate diversi anni fa da una nave. Il nitrato d’ammonio era stipato in sacchi alla rinfusa scarsamente protetto.

10 Agosto – Libano. Dopo l’esplosione Il governo libanese si dimette in seguito alla rabbia crescente del popolo. Oltre alle centinaia di morti e dispersi, L’enorme esplosione ha danneggiato edifici in un raggio di diversi chilometri. Più di 200.000 persone senza casa o che vivono in case senza finestre o porte. Si stimano danni oltre i 3 miliardi di dollari e perdite economiche collettive 15 miliardi di dollari. Il paese era già in recessione economica con le famiglie spinte nella povertà e nella fame.

12 Agosto – Navi francesi verso il Mediterraneo orientale. Il presidente Emmanuel Macron ha ordinato alle forze francesi nel Mediterraneo orientale di fornire assistenza militare alla Grecia. Il dispiegamento temporaneo in Grecia includerà la fregata La Fayette, che ha già condotto un’esercitazione congiunta con la Marina greca, la portaelicotteri d’assalto anfibio Tonnerre e due caccia a reazione Rafale che erano stati schierati a Cipro. Le relazioni tra Macron ed Erdogan si sono logorate negli ultimi anni, in particolare dopo che una forza navale turca al largo della Libia a giugno si è avvicinata ad attaccare una fregata francese che imponeva un embargo sulle armi delle Nazioni Unite.

13 AgostoAccordo commerciale UAE – Israele. Il patto sarà chiamato accordo di Abramo, dal nome della figura biblica indicata come il padre del giudaismo, del cristianesimo e dell’Islam. Israele ha relazioni con l’Egitto e la Giordania, ma gli Emirati Arabi Uniti sono il primo stato arabo del Golfo ad annunciare un legame formale. Negli ultimi anni, l’inimicizia condivisa con l’Iran hanno avvicinato i due stati.

17 Agosto Libia – Turchia Qatar e Germania. I ministri della difesa della Turchia e del Qatar hanno discusso della cooperazione con il governo libico riconosciuto a livello internazionale, mentre il ministro degli esteri tedesco ha avvertito di “calma ingannevole”. Il ministro tedesco ha incontrato la sua controparte libica ma non le delegazioni turca o qatarina, ha affermato che il processo avviato a Berlino è il quadro necessario per la risoluzione del conflitto.

19 Agosto – Colpo di stato in Mali. I militari in Mali hanno condotto con successo un colpo di stato e dichiarato l’inizio di un regime militare di transizione “che porti a elezioni generali credibil”. I soldati hanno sequestrato diversi leader politici, tra cui il presidente Ibrahim Boubacar Keïta, che ha sciolto il governo e si è dimesso in un discorso televisivo. La Francia ha mantenuto una forte presenza militare in Mali attraverso l’operazione “Barkhane”. L’obiettivo di Barkhane era quello di contrastare l’estremismo jihadista in crescita nella regione.

20 Agosto – Visita del primo ministro iracheno in USA. L’amministrazione Trump sta sollecitando l’Iraq per collegare la sua rete elettrica con l’Arabia Saudita e altri stati del Golfo, tra le misure per ridurre la dipendenza di lunga data di Baghdad dall’energia iraniana, hanno detto funzionari statunitensi e arabi. Stati Uniti e Iraq hanno annunciato accordi sul gas naturale e tecnologie energetiche dal valore potenziale di 8 miliardi di dollari.

20 Agosto – Iran presenta i suoi nuovi missili. Durante la Giornata nazionale dell’industria della difesa in Iran, sono stati presentati due nuovi missili. In onore del generale iraniano Qassem Soleimani e del leader della milizia irachena Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi a Baghdad (Iraq) in un attacco statunitense lo scorso gennaio. Possono raggiungere rispettivamente 1400 e 1000 km.

21 Agosto – Scoperta gas della Turchia. Il presidente Erdogan ha annunciato la più grande scoperta di gas naturale mai trovata dalla Turchia nel Mar Nero, una scoperta che, secondo lui, aprirà la strada all’indipendenza energetica del paese.

La Turchia ha scoperto la sua più grande riserva di gas naturale nella storia turca nel Mar Nero”, ha detto Erdogan. “Il Signore ha aperto la porta a una ricchezza senza precedenti per noi.”

Geopolitica del grano?

In Russia il Coronavirus continua a far danni, il presidente Putin ha rimandato il referendum che potenzialmente poteva tenerlo alla guida del Paese altri 16 anni. Il prezzo del grano è aumentato notevolmente. La Russia ha deciso nei precedenti mesi di limitare le esportazioni dopo che a fine marzo il prezzo di una tonnellata di grano ha superato quello del petrolio degli Urali. La geopolitica del grano è un altro capitolo da considerare in questa partita.

Nel caso del grano ad esempio il problema non è la disponibilità, il punto è la difficoltà a spostare il grano tra i paesi oltre i confini. C’è poi anche da gestire i picchi di domanda creati da questa nuova condizione e dagli acquisti impulsivi emersi nelle prime fasi della pandemia. Secondo il Wall Street Journal per l’anno 2019-2020 (finisce ad agosto) è previsto un buon raccolto  di 764,5 milioni di tonnellate. Il grano c’è ma portarlo nei posti giusti era il problema… L’Egitto, il più grande importatore di grano al mondo, ha aumentato le riserve alimentari. Anche la Turchia ha fatto un grosso acquisto a fine Marzo

Nel 2010 con le primavere Arabe quando la siccità e il forte calo del rublo spinsero la Russia a bloccare le esportazioni.

In questa immagine sotto vediamo nel 2018 dove erano destinati i flussi di grano made in Russia.

Andiamo a mietere il grano

In Russia a fine Marzo una tonnellata di petrolio Urals è arrivata a costare meno che una tonnellata di grano. Prima della pandemia su scala mondiale quasi il 50% del consumo di petrolio era consumato per il trasporto su gomma e aviazione. Con quasi 3 miliardi di persone in lockdown ad oggi è chiaro cosa accade: la gente resta a casa, si muove meno e quindi meno petrolio. Ma restando a casa cucina di più. I prezzi di queste materie prime aumentano. Nel caso del grano ad esempio il problema non è la disponibilità, il punto è la difficoltà a spostare il grano tra i paesi oltre i confini. C’è poi anche da gestire i picchi di domanda creati da questa nuova condizione e dagli acquisti impulsivi. Il grano c’è ma portarlo nei posti giusti si sta dimostrando un problema.

L’Egitto, il più grande importatore di grano al mondo, sta aumentando le riserve alimentari. Anche la Turchia ha fatto un grosso acquisto a fine Marzo. Questo fenomeno fa riemergere quanto accaduto nel 2010 con le primavere Arabe quando la siccità e il forte calo del rublo spinsero la Russia (il più grande esportatore di grano) a bloccare le esportazioni.

Somaliland: una storia da seguire

da Startmag:

Il Somaliland ha una rappresentanza diplomatica in dozzine di paesi in tutto il mondo, incluso il Regno Unito. L’impegno internazionale tra Gran Bretagna e Somaliland è frequente. Come infatti riportato dal Financial Times il dipartimento di sviluppo internazionale del Regno Unito ha speso 25 milioni di sterline tra 2012 e 2018 in un fondo di sviluppo nazionale per migliorare la governance, la responsabilità e la fornitura di servizi pubblici. Tuttavia anche il Regno Unito, come il resto del mondo, non riconosce il Somaliland ufficialmente. Se quest’ultimo non sarà riconosciuto dalla Somalia non potrà ottenere l’indipendenza. Infatti se consideriamo i paesi che hanno raggiunto l’indipendenza, come il Sud Sudan, l’Eritrea e Timor Est, questi hanno sempre ottenuto in precedenza la green light dallo stato a cui appartenevano.

Che il Corno d’Africa sia uno snodo strategico lo si capisce immediatamente quando si guardando lo stretto di Bab el Mandeb, una delle rotte marittime più trafficate, la quarta rotta al mondo per lapproviggionamento energetico. In questa regione l’Etiopia cresce forte, il PIL è aumentato di dieci volte negli ultimi 15 anni a oltre $ 80 miliardi.

Ma l’Etiopia è landlocked (senza sbocco sul mare), dipende da un unico porto in Gibuti. Troppo poco per un paese in espansione, serve ridurre questa dipendenza e perciò Addis Abeba ha deciso di partecipare ai lavori di espansione del porto di Berbera (Somaliland) insieme a DP World e allo stesso governo del Somaliland ovviamente.

Med… guardare ad Est quando si parla di Ovest

dal Wall Street journal:

<<Gas da Israele in Egitto. La notizia giunge dopo anni di incertezze sul fatto che il progetto potesse sopravvivere a una serie di sfide politiche, di sicurezza e burocratiche.

Un accordo stimato di circa 20 miliardi di dollari siglato tra le compagnie israeliane, statunitensi ed egiziane circa due anni fa tra Noble Energy e Delek Drilling , fornirà 85 miliardi di metri cubi di gas naturale per 15 anni dai campi israeliani di Tamar e Leviathan alla Egypt’s Dolphinus Holdings>>.

Un accordo puramente commerciale anziché tra governi: così Egitto e Giordania descrivono gli accordi sul gas con Israele, minimizzando qualsiasi elemento politico. Anche se sono le uniche due nazioni arabe a firmare un accordo di pace con Israele.

Non solo gas. La nuova base

L’Egitto ha inaugurato la base militare di Berenice sul Mar Rosso, descritta dal Daily News Egypt come la più grande nel Mar Rosso, la più grande base navale in Medio Oriente e Nord Africa e la seconda nel suo genere in Egitto.

La base si trova sulla costa del Mar Rosso vicino ai confini meridionali dell’Egitto, ad est di Assuan. Durante l’inaugurazione tra le varie personalità hanno partecipato il principe ereditario di Abu Dhabi Mohamed bin Zayed, il presidente armeno Armen Sarkissian, il vice ministro della difesa saudita Khalid bin Salman, il primo ministro della Bulgaria Boyko Borissov.

Di fronte a Berenice, dall’altro lato del Mar Rosso c’è Yanbu centro di raffinazione dell’Arabia Saudita. A Yanbu arriva anche l’oleodotto che collega la costa del Golfo Persico al Mar Rosso, ideato anche per ridurre i rischi in caso di tensioni nel Golfo Persico (Iran).

La storia che ritorna?

Berenice I, è stata una regina macedone antica, consorte del faraone Tolomeo, primo re dell’Egitto tolemaico. Prima di sposare Tolomeo era stata sposa di Filippo, ufficiale dell’esercito macedone dal quale ebbe tre figli. Tra i figli di Berenice si annovera Magas, futuro re di Cirene.

Oggi c’è chi immagina nuovi re in Cirenaica…

Il Medio Oriente ha il petrolio. La Cina le terre rare

L’estrazione e la raffinazione dei metalli rari (quelli fortemente utilizzati nella quarta rivoluzione industriale) richiedono processi molto inquinanti ed il loro riciclaggio è deludente. Sono necessarie 8,5 tonnellate di roccia per produrre un chilo di vanadio, sedici tonnellate per un chilo di cerio, cinquanta tonnellate per il gallio e duecento tonnellate per il lutezio. Un costo ambientale e umano immenso. Inoltre si pone un problema di carattere geopolitico.

Nel libro di Pitron emerge che la Cina è il primo produttore di 28 risorse minerarie con una percentuale superiore al 50%. Deng Xiaoping avrebbe affermato: “Il Medio Oriente ha il petrolio. La Cina le terre rare”.

La leadership cinese, però, ha un prezzo ambientale enorme: primo paese al mondo per emissioni di gas serra, il 10% delle terre coltivabili contaminate da metalli pesanti, l’80% dei pozzi sotterranei non adatti al consumo. Il mondo digitale sfrutta grandi quantità annue di metalli: 320 tonnellate di oro, 7500 di argento, il 22 % di mercurio. La produzione di computer e telefoni cellulari assorbe il 19% del palladio, il 23% di quella del cobalto.

Econopoly ilSole24Ore: Riassumendo, chiudere le industrie per fermare populismi e radicalismi?

Guillaume Pitronla Guerra dei metalli rari.

La geopolitica sta assumendo un ruolo sempre più forte per l’industria oil and gas

Cari lettori di neON e-non, qui alcuni spunti dell’analisi completa su StartMag.

Il vice segretario all’energia degli Stati Uniti, il repubblicano Dan Brouillette, ha affermato in un’intervista al Financial Times che il peso delle recenti scelte dell’amministrazione Trump in Medioriente è avvenuta anche grazie alla forza acquisita dopo lo shale boom.

Il riconoscimento della sovranità di Israele sulle alture del Golan arriva grazie a questa sicurezza. Il funzionario americano sottolinea la differenza con quanto accaduto nel 1973-74 quando l’embargo petrolifero dell’Opec durante la guerra arabo-israeliana fece schizzare in alto i prezzi del greggio. La produzione domestica americana raggiunta dopo lo shale boom, li rende meno vulnerabili alle importazioni.

Il presidente Donald Trump ha firmato il riconoscimento delle alture del Golan lunedì 25 marzo, durante una cerimonia alla Casa Bianca a cui ha partecipato Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano. “La libertà che questo permette a questo presidente e ai futuri presidenti. . . è semplicemente sbalorditivo” ha affermato Dan Brouillette nella sua intervista.

Ultimamente il crescente legame tra Cina e Israele aveva destato non poche preoccupazioni per lo Zio Sam. Il riconoscimento del Golan allontana la Cina da Israele. L’Impero Celeste non riconosce infatti la sovranità israeliana. Un attore, Israele, che cresce nel Mediterraneo, mare che a sua volta assume rilevanza (soprattutto il versante adriatico) per la Belt and Road (la via della Seta).

Adesso passiamo al Gas: il segmento LNG americano (gas liquefatto) sta soffrendo per la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. I prezzi in Asia sono praticamente crollati negli ultimi giorni ai minimi pluriennali.

I produttori di gas liquefatto americano come Cheniere hanno bisogno di accordi a lungo termine con gli importatori cinesi. Questo serve soprattutto per rasserenare gli investitori che i loro soldi siano ben investiti e il rischio è sotto controllo.

Cheniere ha firmato un contratto a lungo termine di 25 anni con la Cina nel 2018. Si tratta del primo accordo per 1,2 milioni di tonnellate di gas liquefatto all’anno. Andranno alla CNPC China National Petroleum Corporation (controllata interamente dallo stato cinese). Adesso le trattative con la Cina sono in una fase di stallo: fino a quando entrambi i paesi non risolveranno la tradewar in corso.

La Casa Bianca sul tema ha fatto sentire la sua voce ultimamente: il principale consigliere economico del presidente americano Donald Trump, ha infatti affermato che i colloqui per porre fine a una guerra tariffaria, potrebbero andare avanti per “mesi”. Segnali non proprio rassicuranti.

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Cosa ha detto il Segretario di Stato Mike Pompeo alla CERAWeek

Cari lettori di neON e-non, qui un estratto dell’analisi pubblicata su StartMag.

<<Ho trascorso una discreta quantità di tempo nell’industria dell’oil&gas. Ho gestito una piccola azienda; si chiamava Sentry International. Abbiamo fabbricato e venduto mud pumps, attrezzature per pozzi, e distribuivamo sucker rods. Quindi conosco bene l’industria>>

Così il Segretario di Stato, Mike Pompeo alla CERAweek, uno degli appuntamenti più importanti nel mondo petrolifero, si rivolge a Daniel Yergin, tra le voci più autorevoli dell’Oil Industry, autore del best seller: The Prize, The Epic Quest for Oil, Money, and Power.

Un appuntamento che assume questa volta un ruolo ancora più importante perché Pompeo non si rivolge solo ai leaders dell’oil&gas americano ma anche ai diplomatici americani e di tutto il mondo: una geopolitica che adesso consolida maggiormente il legame con il petrolio.

Oggi, gli Stati Uniti esportano petrolio ad un livello prima inimmaginabile. Pompeo riconosce il ruolo dell’industria americana, delle piccole compagnie che hanno assunto il rischio imprenditoriale per raggiungere questo livello. Un settore quello delle piccole oil companies americane e dei loro fornitori, che Pompeo conosce bene.

Tuttavia ricorda a tutti che il successo è arrivato anche grazie al Congresso quando nel 2015 ha abolito il divieto delle esportazioni di petrolio.

Inoltre aggiunge che lo scorso agosto, gli Stati Uniti hanno superato la Russia come primo produttore mondiale, con una produzione aumentata al ritmo più veloce della storia, il più grande aumento di un anno nella produzione di petrolio che il mondo abbia mai visto. Circa un decennio fa, gli USA importavano il 60% del petrolio.

Circa 45 anni Kissinger parlava ai ministri degli esteri per gestire la scarsità di energia, oggi invece, afferma Pompeo, il problema è opposto: capire come portare più petrolio e gas verso la costa e spedirlo in giro per il mondo.

La capacità di esportare non riguarda solo l’energia ma i valori in cui gli Stati Uniti credono, il messaggio di Pompe si fa più forte: <<Il nostro modello conta ora, francamente, più che mai in un’era di grande rivalità e competizione di potere in cui alcune nazioni stanno usando la loro energia per fini malevoli e non per promuovere la prosperità nel modo in cui facciamo qui in Occidente. Non hanno i valori della libertà, delle rule of law che noi facciamo e usano la loro energia per distruggere la nostra>>.

Con il suo petrolio gli Stati Uniti vogliono aumentare la diversificazione energetica dei Paesi ritenuti amici. In merito al gasdotto NordStrean II, paragona l’Europa a gli Stati Uniti riferendosi alla loro dipendenza dal petrolio Venezuelano.

Lo scorso anno le esportazioni americane hanno raggiunto luoghi diversi come India, Giappone, Cina, Repubblica di Corea, Italia, Irlanda, Emirati Arabi Uniti.

La prima spedizione di gas americano LNG è arrivato sulle coste portoghesi bagnate dall’atlantico.

Il Dipartimento di Stato dichiara Pompeo, lavora per espandere queste relazioni: lo scorso aprile, ha formalizzato un impegno per rafforzare la sicurezza energetica del Vietnam. A ottobre ha ospitato il suo primo dialogo con l’Australia sulla sicurezza energetica. La partita nel Mare del Sud della Cina è cruciale.

Sul tema Mare del Sud cinese il messaggio si fa ancora più forte: <<La costruzione illegale dell’isola in acque internazionali non è semplicemente una questione di sicurezza. La Cina impedisce ai membri dell’ASEAN di accedere a oltre 2.500 miliardi di dollari in riserve di energia recuperabili>>.

Per contrastare, il governo degli Stati Uniti promuovono la sicurezza energetica per quelle nazioni del sud-est asiatico. Favorendo: <<transazioni trasparenti, non trappole di debito>>



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OPEC e nucleare: relax and take it easy!

Cari lettori di neON e-non,

qualche giorno fa un tweet del Presidente Trump ha dato uno scossone al prezzo del barile. Il testo contenuto nel brevissimo messaggio diceva in sostanza che i prezzi “stanno diventando troppo alti,  che l’OPEC dovrebbe “rilassarsi e prendersela comoda” e che il mondo non può sopportare un aumento dei prezzi, è fragile”


Dopo il tweet il Brent è sceso del 3,1% a 65,02 dollarial barile, mentre West Texas Intermediate del 3,2% a 55,41 dollari. Sembra che i traders avrebbero ipotizzato che i principali produttori, Arabia Saudita in primis, avrebbero seguito il messaggio con un aumento della produzione. Hanno preferito vendere prima. Non si sa mai.

Non è la prima volta che il presidente si rivolge all’OPEC via tweet ne ho parlato qui qualche mese fa.

Ma perché il Presidente stressa tanto questo punto?

Per la benzina americana il prezzo del petrolio copre il 53% del totale e il 40% se parliamo di diesel (dati di gennaio secondo la EIA Energy Information Administration). Se diamo uno sguardo ai prezzi della benzina americana notiamo che dopo il picco di ottobre, inizia una fase in discesa (vedi grafico sotto) riducendosi di quasi il 15% negli ultimi 4 mesi. All’epoca non pochi analisti correlarono il focus del presidente a tenere bassi i prezzi della benzina alle imminenti elezioni di mid term. Si tratta di un aspetto pratico se consideriamo quello che i media hanno indicato come l’elettore tipo del presidente, battezzato come forgotten man. Per il forgotten man vedersi ridurre del 15% il prezzo della benzina è una manna dal cielo. Facciamo due conti: un americano che fa 15.000 miglia all’anno utilizzando una berlina da 35 miglia a gallone (un gallone sono 3.8 litri), consuma circa 429 galloni di benzina. All’anno il risparmio è di circa 250 dollari. Non è poco.

Mercato auto

Altro punto critico da considerare e da collegare al prezzo della benzina è il mercato delle auto. State per comprarvi un’auto grazie ad un prestito, il prezzo della benzina è alto, ogni giorno notizie sulla diffusione dell’auto elettrica e di Elon Musk: la comprate ugualmente o rimandate? State pagando le rate della vostra auto e avete qualche difficoltà nei pagamenti, il prezzo della benzina è schizzato. Consigliereste al vostro amico di fare lo stesso o di pensarci meglio? Il grafico sotto mostra il crollo delle vendite auto negli USA durante la crisi di dieci anni fa.

L’aspetto dei prestiti per l’acquisto auto è un fattore importante. Secondo questa nota della Federal Reserve di New York, il trend dei prestiti erogati è in aumento, buon segno, le auto si vendono, ma i prestiti sono associati sempre più a famiglie con livelli di credit score bassi (maggiori rischi).

Il Financial Times recentemente riportava che Il numero di debitoriindietro nei pagamenti nei prestiti auto è salito al massimo del 2018. Più di 7 milioni di americani sono in ritardo di 90 giorni con i pagamenti e ritenuti “seriamente insolventi”. Oltre 1 milione in più rispetto al picco precedente del 2010.

Nel settore credito, l’erogazione prestiti per comprare un’auto è sempre più importante. Ce ne parla anche il Wall Street Journal:  gli americani chiedono sempre più prestiti per le auto e meno per case.

Nello scenario qui presentato, riusciamo a contestualizzare maggiormente il messaggio del Presidente. È chiaro che sta cercando di non far raffreddare la macchina dell’economia. In questa stessa ottica va analizzata la decisione della Federal Reserve di allentare la presa sul rialzo dei tassi.

Un colpo alla botte e uno al cerchio

Se da un lato il Presidente manda messaggi all’OPEC chesi sa, vede nell’Arabia Saudita il membro più proattivo, dall’altro la possibilità di vendita tecnologia nucleare ai sauditi sembra quasi un tentativo di bilanciamento.

Da quanto emerge da un recente articolo del Wall Street Journal, un’indagine dei Democratici del Congresso ha rivelato, alcuni funzionari della Casa Bianca stiano spingendo per un piano volto allo sviluppo di un programma di energia nucleare per l’Arabia Saudita per la generazione elettrica. Khalid al Falih, il ministro dell’energia dell’Arabia Saudita, prevede di avere due reattori in linea nel prossimo decennio, fino a 16 in servizio nei prossimi 25 anni.

Negli anni ‘50 furono gli Stati Uniti ad avviare il programma nucleare iraniano. Fornirono allo Shah Reza Pahlavi il primo reattoredi ricerca del paese e l’uranio arricchito per alimentarlo. L’intenzione era sempre quella di sostenere un programma civile piuttosto che militare. Poi le cose sono andate diversamente.

Nel 2017, il regno saudita ha inviato una richiesta di informazioni sui reattori nucleari di uso civile. Potrebbe trattarsi di un primo passo verso una gara ufficiale.

Questo articolo di Reuters parla di in trattative con aziende filo governative attive nel nucleare provenienti da Russia, Cina, Francia e Corea del Sud. Anche l’americana Westinghouse è coinvolta: ultimamente non se la passa benissimo.

Gli americani ci pensano, e fanno benissimo.

Intanto il principe Mohamed bin Salman è volato a fine febbraio in Cina in visita ufficiale.

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Petrolio, Gas e blockchain. Le ultime news

Cari lettori di neON e-non,

partiamo con un aggiornamento dal Venezuela. Il governo targato Guaidó sta cercando di assumere il controllo delle entrate petrolifere attraverso un consiglio di amministrazione provvisorio per la società petrolifera statale PDVSA e la raffineria statunitense Citgo (la cui maggioranza delle quote appartiene a PDVSA). Maduro, ha affermato che non permetterà a Citgo di essere “rubata”. Intanto gli Stati Uniti e altri 50 paesi hanno già riconosciuto il signor Guaidó come presidente legittimo del Venezuela. Per ora Maduro mantiene il controllo dell’esercito e delle principali istituzioni statali.

Le difficoltà del Paese aumentano anche a causa delle sanzioni USA di fine gennaio che hanno avuto un forte impatto sulle esportazioni di petrolio.

Da alcune immagini satellitari dei serbatoi dei terminali petroliferi, si è osservato un aumento dei livelli. È un segnale delle difficoltà per la compagnia di stato PDVSA a trovare un rapido sostituto agli Stati Uniti e le sue raffinerie del Golfo.

Il tempo stringe

La crescita degli dei livelli non potrà avvenire all’infinito. Le misure e analisi delle foto satellitari di circa il 70% dei sei terminal petroliferi del paese, fa emergere proprio l’effetto delle sanzioni. La stima della produzione venezuelana post-sanzioni è di quasi il 50% in meno, se confrontate con la settimana precedente alle sanzioni e di circa il 40% in meno se confrontate con il dato di novembre (mese con dati ufficiali finali). La chiusura del mercato americano ha tuttavia aperto nuove rotte verso l’India.

Considerando l’attuale capacità di stoccaggio e la produzione attuale, secondo alcuni esperti, tra circa un mese si potrebbe raggiungere la condizione di pieno stoccaggio. Questo vorrebbe significare l’arresto dell’intera produzione.

Anche se siamo ottimisti per la ricerca di una soluzione, questo scenario potrebbe letteralmente far schizzare il prezzo del barile.

Blockchain

Si chiama Vakt, la piattaforma petrolifera blockchain nata verso fine 2018. Supportata dalle compagnie petrolifere BP e Royal Dutch Shell, Chevron e Total daitrader Mercuria e Gunvor e dalle banche ING, ABN Amro e Société Générale. Come amministratore delegato abbiamo Etienne Amic, ex amministratore delegato di Mercuria e JPMorgan.

Una piattaforma, nata per modernizzare il commercio di materie prime usando la tecnologia blockchain. Vakt creato a novembre ha come scopo un modo per accelerare le negoziazioni e ridurre i costi eliminando il processo di trading “cartaceo”.

GAS

La Germania ha annunciato la costruzione di almeno due terminali di gas naturale liquefatto (GNL). Si apre la strada alle esportazioni americane verso uno dei più grandi mercati europei.

Ne parlavo qui qualche mese fa di come Il Presidente Trump “spingesse” da un lato Cancelliera Merkel a non supportare il progetto del gasdotto Nord Stream 2, dall’altro di comprare -GAS targato USA-. Anche se, come ribadivamo ai tempi, Il gas liquefatto (LNG) americano era tuttavia economicamente meno vantaggioso: quello russo costerebbe circa il 20% in meno.

All’epoca questi “segnali” daparte degli Stati Uniti furono interpretati anche come una mossa per riequilibrareun trade umbalance presente. Sono note le dichiarazioni del Presidente Trump che ha criticato più di una volta il disavanzo commerciale tedesco in Europa.

Intervistato dal Financial Times, Dan Brouillette, il vice segretario all’energia degli Stati Uniti, si è detto “molto eccitato” della mossa tedesca: “potenzialmente una grande opportunità per il GNL americano”.

Medioriente

L’Arabia Saudita sta considerando di sviluppare attività di Exploration & Production all’estero. È la prima volta. Il ministro per l’energia e presidente della compagnia petrolifera statale Saudi Aramco, Khalid al Falih, ha dichiarato al Financial Times che l’espansione sarebbe una parte fondamentale del futuro dell’azienda: “andando avanti, il mondo sarà il campo di gioco dell’Arabia Saudita”, ha affermato Falih.

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