FAO says that 26% of the world population has not always secure access to food.
815 milioni di persone sono cronicamente sottonutrite. 1.5 miliardi di persone adulte sono in sovrappeso e 500 milioni sono obese.
La malnutrizione colpisce quasi 1 su 4 bambini di età inferiore ai 5 anni; ed è associata alla riduzione delle prestazioni scolastiche e ad un indebolimento dello sviluppo celebrale.
80% dei poveri del mondo vive in zone rurali e vive di agricoltura.
Il 43% del lavoro agricolo è rappresentato dalle donne che hanno un accesso ineguale alla terra, alle tecnologie, ai mercati e alle risorse.
Il 70% dei prelievi di acqua dolce sono utilizzati per i sistemi agricoli e agroalimentari.
2.8 miliardi di persone nel mondo non hanno modo di cucinare in modo giusto.
2.6 miliardi di persone non ha accesso all’elettricità
Un terzo del cibo prodotto diventa spazzatura, 40% in ambito domestico o nel retail. Il 40% prima di arrivare al consumatore.
Il 30% degli stock ittici mondiali sono sovrasfruttati
Nei paesi equatoriali sono già iniziate le piogge. Ci sono buone speranze per una buona stagione. Ovviamente sarà possibile se i semi arriveranno in tempo.
In una nota del 24 Aprile la FAO ci dice che la pandemia ha innescato restrizioni nei movimenti in tutto il mondo. Nel Sudan del Sud ad esempio ha dovuto trovare nuovi canali per ottenere i semi necessari agli agricoltori in tempo per la prossima stagione di semina. Senza questi semi, le famiglie di agricoltori potrebbero affrontare una crisi alimentare all’interno della crisi sanitaria globale.
Anche l’indebolimento delle valute dei mercati emergenti aumentando il costo delle importazioni per i paesi che dipendono dagli acquisti di prodotti alimentari all’estero crea una pressione in questi paesi più vulnerabili. Inoltre le svalutazioni delle valute dei mercati emergenti inducono ad un aumento del costo del debito per prestiti in dollari, erodendo così la capacità dei paesi di finanziare le importazioni. Gli ultimi numeri della FAO, rivedendo uno studio del 2019 indicano che le vite di 265 milioni di persone nei paesi a basso e medio reddito saranno gravemente minacciati a meno che non vengano intraprese azioni rapide per affrontare la pandemia.
Un recente articolo del Financial Times riporta che durante l’ultimo incontro virtuale tra i ministri dell’agricoltura del G20 delle principali economie sviluppate e in via di sviluppo hanno constatato che secondo gli esperti, la fame e il malcontento potrebbero guidare una nuova ondata di migrazione di massa verso i paesi più ricchi.
Il vicedirettore generale della FAO ha dichiarato: “Due mesi fa nessuno parlava davvero di cibo sicurezza, ma ora è ciò di cui tutti parlano”. E Il capo economista del World Food Program, ha affermato che se le persone non potessero avere accesso al cibo, lo farebbe potrebbe innescare un movimento di massa di rifugiati del tipo che si è verificato in Europa nel 2005 Il 2016.
Il primo salto importante nella (pre) storia dell’umanità riguarda i nostri antenati che si differenziarono dalle scimmie quando divennero bipedi. Questo permise loro di utilizzare le mani e quindi di fabbricare o adottare utensili: nasce la tecnologia. Ma oltre a questo, l’andatura bipede secondo D.E. Lieberman (professore di human evolutionary biology ad Harvard) rendeva disponibile una maggiore quantità di energia di quella a quattro zampe: esperimenti condotti con scimpanzé dotati di maschere ad ossigeno su tapis roulant, hanno mostrato un consumo energetico 4 volte superiori a quelli umani. In media uno scimpanzé passa la metà del proprio tempo (dall’alba al tramonto) a masticare. I primi uomini si nutrivano di cibi crudi questo richiedeva una maggiore masticazione e quindi energia.
La scoperta del fuoco e della cottura ha rappresentato un altro punto fondamentale: Prometeo.
Secondo Lieberman le pance e i cervelli rappresentano circa il 15% del consumo metabolico del corpo e consumano la stessa energia per unità di massa. In tutti i mammiferi con massa corporea paragonabile a quella dell’uomo notiamo che questi hanno un cervello con massa pari ad un quinto mentre l’intestino è due volte più grande.
Sembrerebbe che i nostri antenati attraverso la cottura del cibo riuscirono a liberare tanta energia da essere così utilizzabile dai nostri cervelli per crescere. E i cervelli crebbero. Le prime tracce del fuoco si trovano circa 800 mila anni fa, ma bisogna arrivare a circa 400 mila anni fa per ritrovare costantemente tracce di falò e ossa bruciate a testimoniare lo sviluppo della cucina. Il cibo cotto ha un maggiore apporto energetico rispetto al crudo, riduce il rischio di infezioni in più il calore del fuoco garantiva un maggiore benessere e soprattutto sicurezza. Frumento riso e patate che avevano bisogno di cottura iniziarono ad essere accessibili.
Si gettano così le basi per un ulteriore grande passaggio per l’umanità: l’agricoltura, siamo nel Paleolitico poco dopo dieci mila anni fa. Questo passaggio avrà profonde ripercussioni sulla struttura stessa della società.
Servono braccia, il muscolo è l’unico mezzo per convertire cibo in energia, in questa transizione dall’uomo cacciatore ad agricoltore, la conquista di altri umani diventa un’alternativa conveniente a quella che era prima solo conquista della natura.
Ogni giorno acquistiamo
prodotti che hanno un impatto sul nostro pianeta. Catene di approvvigionamento
opache, ambienti devastanti che compromettono il benessere di persone, animali
e comunità. Raramente disponiamo delle informazioni necessarie per fare scelte
positive su cosa acquistare.
A
quanto pare è Il pesce il settore alimentare ad essere più vulnerabile alle
contraffazioni su larga scala. In una delle ultime
note del 2018 l’agenzia Europol mostra i dettagli dell’operazione Tarantelo. Un’operazione coordinata
dalla Guardia Civil sul pesce venduto
illegalmente in Spagna. Pesce che veniva importato attraverso i porti francesi,
dopo essere stato catturato nelle acque italiane e maltesi.
Leggiamo
nella nota che le frodi più diffuse riguardano la sostituzione o errata etichettatura. Ad esempio merci etichettate
come legali quando in realtà non lo sono oppure pesce di allevamento venduto
come pescato.
Circa
il 20% dei test fatti sulla vendita al dettaglio e ristorazione riguardo ai
frutti di mare sono erroneamente etichettati. Un pericolo per la salute
pubblica. Nel giugno 2018 fu smantellata un’organizzazione internazionale che
gestiva più di 2.000 tonnellate di tonno all’anno. Si trattava di pesce non
congelato adeguatamente, trattato con coloranti e venduto come fresco.
Oltre al commercio di merce “non in regola”, le organizzazioni criminali riescono soprattutto a riciclare denaro. Insomma ci guadagnano due volte lungo la filiera, a monte e a valle.
Supply Chain – La Filiera
Il crimine è coinvolto in tutta la filiera su scala
internazionale. Dalla pesca a strascico fino al controllo in alcuni casi, dei
mercati e dei punti finali di vendita. Magari
anche il vostro ristorante di fiducia.
Su
scala globale sta emergendo una nuova pratica terrificante: uomini trattenuti su
barche, contro la loro volontà, per lavorare circa 20 ore al giorno. Qualcuno purtroppo
non torna a terra.
Nel
2015 il Regno Unito ha approvato (il primo) Modern Slavery Act. Richiede alle
aziende che fanno affari nel Regno Unito con oltre 36 milioni di sterline in
fatturato, di riportare pubblicamente i loro sforzi volti a garantire che le
loro filiere siano libere da abusi e, in generale, da casi di lavoro forzato.
Anche il governo australiano si sta muovendo in tal senso.
La tecnologia può aiutare molto, anche con le immagini satellitari: ne
ho parlato qui su Econopoly. Ma
soprattutto sul discorso filiera abbiamo la blockchain
che potrebbe fare la differenza: ad esempio la startup Provenance
(in italiano vuol dire Provenienza) con
sede a Londra, è nata pochi anni fa proprio per occuparsi della filiera di
produzione del tonno in Indonesia. È una piattaforma digitale che consente ai
marchi di compiere passi verso una maggiore trasparenza. Secondo quanto
riportato sul loro sito, il loro software permetterebbe alle aziende di raccogliere
e presentare informazioni e storie sui prodotti e le loro catene di
approvvigionamento. Ovviamente tutto supportato da dati. Collegando le
informazioni ai prodotti in negozio, al pacco e al mercato online potrete
scoprirne l’origine.
Concludendo
Migliorare
il livello di informazione può consentire una scelta più consapevole.
Fornire
cibo e mezzi di sussistenza ad una popolazione di ben oltre 9 miliardi non è
semplice. La produzione di pesce nel 2016 ha raggiunto il massimo storico di
171 milioni di tonnellate, di cui l’88% utilizzato per il consumo umano.
Un record nel consumo pro capite di 20,3 kg nel 2016.
Una grande sfida, senza alcun dubbio. Ma questo non vuol dire che non possiamo farlo in maniera più equa e responsabile.