Il Medio Oriente ha il petrolio. La Cina le terre rare

L’estrazione e la raffinazione dei metalli rari (quelli fortemente utilizzati nella quarta rivoluzione industriale) richiedono processi molto inquinanti ed il loro riciclaggio è deludente. Sono necessarie 8,5 tonnellate di roccia per produrre un chilo di vanadio, sedici tonnellate per un chilo di cerio, cinquanta tonnellate per il gallio e duecento tonnellate per il lutezio. Un costo ambientale e umano immenso. Inoltre si pone un problema di carattere geopolitico.

Nel libro di Pitron emerge che la Cina è il primo produttore di 28 risorse minerarie con una percentuale superiore al 50%. Deng Xiaoping avrebbe affermato: “Il Medio Oriente ha il petrolio. La Cina le terre rare”.

La leadership cinese, però, ha un prezzo ambientale enorme: primo paese al mondo per emissioni di gas serra, il 10% delle terre coltivabili contaminate da metalli pesanti, l’80% dei pozzi sotterranei non adatti al consumo. Il mondo digitale sfrutta grandi quantità annue di metalli: 320 tonnellate di oro, 7500 di argento, il 22 % di mercurio. La produzione di computer e telefoni cellulari assorbe il 19% del palladio, il 23% di quella del cobalto.

Econopoly ilSole24Ore: Riassumendo, chiudere le industrie per fermare populismi e radicalismi?

Guillaume Pitronla Guerra dei metalli rari.

Quanta energia consumano?

Eric Schmidt, ex CEO di Google, avrebbe affermato: “There were 5 Exabytes of information created between the dawn of civilization through 2003, but that much information is now created every 2 days”.

Quanta energia consumano tutti questi dati? Se, ad esempio, consideriamo lo streaming video scopriamo che rappresenta la più grande fetta del traffico internet a livello globale. Alcuni studiosi dell’Università di Bristol hanno stimato che in termini di consumo energetico, lo streaming di un video può essere paragonato a 2-3 vecchie lampadine a bulbo.

Vale la pena spendere qualche parola anche per i data center. Spesso collocati in grandi edifici che ospitano computer che archiviano, elaborano e distribuiscono il traffico Internet tra cui i giganti tecnologici come Netflix, Facebook e YouTube. Tutto ciò ha un impatto tutt’altro che immateriale. Un recente articolo della CNN ha stimato che per la Cina il contributo di CO2 (associata all’energia assorbita dai data center) è equivalente alle emissioni di 21 milioni di auto. In Cina, è giusto ricordarlo, pesa molto la forte generazione di energia elettrica da centrali a carbone. Un controsenso se pensiamo al processo di digitalizzazione di un mondo proiettato al futuro ma che in alcuni casi è ancora così legato al passato.

Energia … da cacciatore a raccoglitore

Le prime tracce del fuoco si trovano circa 800 mila anni fa, ma bisogna arrivare a circa 400 mila anni fa per ritrovare costantemente tracce di falò e ossa bruciate a testimoniare lo sviluppo della cucina. Frumento riso e patate che avevano bisogno di cottura iniziarono ad essere accessibili si gettarono le basi per un ulteriore grande passaggio per l’umanità: l’agricoltura. Siamo nel Paleolitico poco dopo dieci mila anni fa. Questo passaggio avrà profonde ripercussioni sulla struttura stessa della società. Un tipico cacciatore del neolitico procurava alla sua famiglia circa 6000 calorie al giorno mentre un agricoltore riusciva a procurarne circa 13000, praticamente poteva permettersi una famiglia più numerosa…

Servivano braccia, il muscolo è l’unico mezzo per convertire cibo in energia, in questa transizione dall’uomo cacciatore ad agricoltore, la conquista di altri umani diventò un’alternativa conveniente a quella che era prima solo conquista della natura. 

E così fino al 1700 in sostanza tutto rimane più o meno uguale. Quello che mancava in sostanza era la conversione dell’energia: era possibile l’utilizzo dell’energia del vento per navigare o azionare un mulino ma non era possibile riscaldare acqua o fondere il ferro con la stessa fonte. Certo gli uomini e gli animali erano capaci di trasformare l’energia del cibo in lavoro: il muscolo era l’unico convertitore.

Quel legame tra cucina e cervelli…

Il primo salto importante nella (pre) storia dell’umanità riguarda i nostri antenati che si differenziarono dalle scimmie quando divennero bipedi. Questo permise loro di utilizzare le mani e quindi di fabbricare o adottare utensili: nasce la tecnologia. Ma oltre a questo, l’andatura bipede secondo D.E. Lieberman (professore di human evolutionary biology ad Harvard) rendeva disponibile una maggiore quantità di energia di quella a quattro zampe: esperimenti condotti con scimpanzé dotati di maschere ad ossigeno su tapis roulant, hanno mostrato un consumo energetico 4 volte superiori a quelli umani. In media uno scimpanzé passa la metà del proprio tempo (dall’alba al tramonto) a masticare. I primi uomini si nutrivano di cibi crudi questo richiedeva una maggiore masticazione e quindi energia.

La scoperta del fuoco e della cottura ha rappresentato un altro punto fondamentale: Prometeo.

Secondo Lieberman le pance e i cervelli rappresentano circa il 15% del consumo metabolico del corpo e consumano la stessa energia per unità di massa. In tutti i mammiferi con massa corporea paragonabile a quella dell’uomo notiamo che questi hanno un cervello con massa pari ad un quinto mentre l’intestino è due volte più grande.

Sembrerebbe che i nostri antenati attraverso la cottura del cibo riuscirono a liberare tanta energia da essere così utilizzabile dai nostri cervelli per crescere. E i cervelli crebbero. Le prime tracce del fuoco si trovano circa 800 mila anni fa, ma bisogna arrivare a circa 400 mila anni fa per ritrovare costantemente tracce di falò e ossa bruciate a testimoniare lo sviluppo della cucina. Il cibo cotto ha un maggiore apporto energetico rispetto al crudo, riduce il rischio di infezioni in più il calore del fuoco garantiva un maggiore benessere e soprattutto sicurezza. Frumento riso e patate che avevano bisogno di cottura iniziarono ad essere accessibili.

Si gettano così le basi per un ulteriore grande passaggio per l’umanità: l’agricoltura, siamo nel Paleolitico poco dopo dieci mila anni fa. Questo passaggio avrà profonde ripercussioni sulla struttura stessa della società.

Servono braccia, il muscolo è l’unico mezzo per convertire cibo in energia, in questa transizione dall’uomo cacciatore ad agricoltore, la conquista di altri umani diventa un’alternativa conveniente a quella che era prima solo conquista della natura. 

USA esportatori netti di petrolio per la prima volta dopo decenni

Il principale produttore e consumatore di petrolio ha esportato 89.000 barili al giorno in più di greggio e prodotti raffinati rispetto a quanto importato a settembre, il primo mese intero di una bilancia commerciale positiva dal 1940, secondo quanto riferito da Energy Information Administration. Le importazioni hanno superato le esportazioni di 12 milioni di barili al giorno un decennio fa.

Access to Energy

Growth has not been the same everywhere: today many countries still lag behind. However, if we concentrate over the last decade we can say that we had a strong progress. Perhaps we expanded access to electricity in several countries, such as India, Bangladesh and Kenya. The world population without electricity’s access decreased from 1.2 billion in 2010 to around 840 million in 2017 (over a world population more than 7 billions).

Although the number of people without energy access is decreasing, the battle to end poverty is not finished yet… long story short, those who still do not have access are still numerous and are mainly in sub-Saharan Africa. Here almost six hundred million people, more than one over two have no access to electricity.

Lest you forget the population without access to clean cooking, almost 3 billion (in 2016) mainly distributed in Asia and Africa. Even worse if we consider data from the International Energy Agency, related the 2.5 million premature deaths each year, due to household air pollution. The use of fuels and cooking polluting technologies represent a challenging socioeconomic issue. It feeds inequality exponentially: among poor, the women are the most suffering. Indeed, in developing countries, women take care of cooking fuel, as well as cooking itself. The IEA in a report (2017) estimated that every day women lost almost 6.5 hours for these activities.

Le scorte di petrolio del regno unito saranno dimezzate in caso di hard brexit

Il Regno Unito ha deciso che le scorte petrolifere di emergenza saranno più che dimezzate in caso di uscita senza accordo dall’UE, riducendo la riserva di riserve strategiche disponibili in caso di grave interruzione dell’offerta globale.

I livelli previsti dall’UE non verranno più richiesti dal governo inglese in caso di hard Brexit, mantenendo così riserve molto più basse stipulate dall’Agenzia internazionale dell’energia IEA. Questo quanto affermato dal dipartimento dell’energia del Regno Unito.

Il Dipartimento per le strategie aziendali, energetiche e industriali ha dichiarato al Financial Times che le norme dell’UE impongono a ciascuno stato membro di mantenere come riserva 61 giorni di consumo, che per il Regno Unito equivale a 11 milioni di tonnellate o circa 85 milioni di barili. Secondo le regole dell’IEA, che si basano sulle importazioni nette, il governo ha affermato che il livello delle scorte in riserva scenderà a 4,5 milioni di tonnellate o 35 milioni di barili.

La IEA è stata costituita dopo le crisi petrolifere del 1973/74 con obiettivo principale la sicurezza energetica.

Il programma (iniziale) contenuto nel trattato governativo dell’IEA aveva come obiettivo verso i paesi membri di:

  • mantenere riserve di petrolio di emergenza equivalenti ad almeno 90 giorni di importazioni nette di petrolio;
  • fornire programmi di misure di contenimento della domanda per ridurre il consumo nazionale di petrolio;
  • partecipare all’assegnazione delle quantità di petrolio tra i paesi IEA in caso di grave interruzione della fornitura.

Una scelta critica considerando le crescenti tensioni nello stretto di Hormutz. Inoltre il tema sicurezza energetica, questa volta in termini di stabilità ha colpito anche la rete: il blackout elettrico della scorsa settimana che ha colpito quasi 1 milione di case in Inghilterra e il sistema di trasporto.

La giusta transizione energetica

Garantire l’accessoall’energia è un dovere umano

L’Organizzazione delle Nazioni Unite nella risoluzione41/128 del 4 Dicembre 1986 “Dichiarazione del diritto allo sviluppo” stabilisceil diritto allo sviluppo come universale, inalienabile e parte fondamentale deidiritti umani.

Possiamo affermare che l’accesso energetico si lega allo sviluppo democratico. Senza energia c’è solo povertà. L’energia è la base per lo sviluppo della la classe media, senza la quale le democrazie non sono possibili.

Portare la gente in strada a manifestare è bello, ma è incabina elettorale che bisogna convincere. Soprattutto quando alcuni punti delprogramma elettorale toccano il portafoglio. Le ultime elezioni europee hannovisto i verdi crescere in tutte le maggiori economie. La road map climaticadella Commissione europea pubblicata a novembre comprendeva un net zero entroil 2050. Secondo le stime, i cambiamenti richiesti nell’economiarichiederebbero un investimento di € 175 miliardi – € 290 miliardi all’anno in infrastruttureenergetiche.

Ma come stanno andando le cose realmente ? qui il collegamento al link da Econopoly-IlSole24Ore da cui questo post è tratto.

La transizione energetica è necessaria ma ci sono dueproblemi: da un lato la velocità con cui avviene, dall’altro la leadership chela gestisce.

Qualche anno fa Thomas Piketty mostrava cosa è accaduto conl’accumulazione del capitale verso l’alto concludendo: “Sarà la classe media arisentire dei cicli economici, essendo i suoi redditi legati all’economia”. Iricchi sono in una botte di ferro. Dopo anni di delocalizzazioni che hannocolpito soprattutto la classe media dei paesi sviluppati, occorre essere cauti.A rischio la fragilità sociale, sarà una giusta transizione?

Qui sotto una foto di Lo Schiavo ribelle di Michelangelo (Louvre). Lo schiavo con il suo corpo ci mostra la tensione della lotta. Lo sguardo, il suo campo di battaglia tra ambizione e rassegnazione, proiettato verso l’alto, lo spirito già fuori dal corpo legato.

Cosa ha detto il Segretario di Stato Mike Pompeo alla CERAWeek

Cari lettori di neON e-non, qui un estratto dell’analisi pubblicata su StartMag.

<<Ho trascorso una discreta quantità di tempo nell’industria dell’oil&gas. Ho gestito una piccola azienda; si chiamava Sentry International. Abbiamo fabbricato e venduto mud pumps, attrezzature per pozzi, e distribuivamo sucker rods. Quindi conosco bene l’industria>>

Così il Segretario di Stato, Mike Pompeo alla CERAweek, uno degli appuntamenti più importanti nel mondo petrolifero, si rivolge a Daniel Yergin, tra le voci più autorevoli dell’Oil Industry, autore del best seller: The Prize, The Epic Quest for Oil, Money, and Power.

Un appuntamento che assume questa volta un ruolo ancora più importante perché Pompeo non si rivolge solo ai leaders dell’oil&gas americano ma anche ai diplomatici americani e di tutto il mondo: una geopolitica che adesso consolida maggiormente il legame con il petrolio.

Oggi, gli Stati Uniti esportano petrolio ad un livello prima inimmaginabile. Pompeo riconosce il ruolo dell’industria americana, delle piccole compagnie che hanno assunto il rischio imprenditoriale per raggiungere questo livello. Un settore quello delle piccole oil companies americane e dei loro fornitori, che Pompeo conosce bene.

Tuttavia ricorda a tutti che il successo è arrivato anche grazie al Congresso quando nel 2015 ha abolito il divieto delle esportazioni di petrolio.

Inoltre aggiunge che lo scorso agosto, gli Stati Uniti hanno superato la Russia come primo produttore mondiale, con una produzione aumentata al ritmo più veloce della storia, il più grande aumento di un anno nella produzione di petrolio che il mondo abbia mai visto. Circa un decennio fa, gli USA importavano il 60% del petrolio.

Circa 45 anni Kissinger parlava ai ministri degli esteri per gestire la scarsità di energia, oggi invece, afferma Pompeo, il problema è opposto: capire come portare più petrolio e gas verso la costa e spedirlo in giro per il mondo.

La capacità di esportare non riguarda solo l’energia ma i valori in cui gli Stati Uniti credono, il messaggio di Pompe si fa più forte: <<Il nostro modello conta ora, francamente, più che mai in un’era di grande rivalità e competizione di potere in cui alcune nazioni stanno usando la loro energia per fini malevoli e non per promuovere la prosperità nel modo in cui facciamo qui in Occidente. Non hanno i valori della libertà, delle rule of law che noi facciamo e usano la loro energia per distruggere la nostra>>.

Con il suo petrolio gli Stati Uniti vogliono aumentare la diversificazione energetica dei Paesi ritenuti amici. In merito al gasdotto NordStrean II, paragona l’Europa a gli Stati Uniti riferendosi alla loro dipendenza dal petrolio Venezuelano.

Lo scorso anno le esportazioni americane hanno raggiunto luoghi diversi come India, Giappone, Cina, Repubblica di Corea, Italia, Irlanda, Emirati Arabi Uniti.

La prima spedizione di gas americano LNG è arrivato sulle coste portoghesi bagnate dall’atlantico.

Il Dipartimento di Stato dichiara Pompeo, lavora per espandere queste relazioni: lo scorso aprile, ha formalizzato un impegno per rafforzare la sicurezza energetica del Vietnam. A ottobre ha ospitato il suo primo dialogo con l’Australia sulla sicurezza energetica. La partita nel Mare del Sud della Cina è cruciale.

Sul tema Mare del Sud cinese il messaggio si fa ancora più forte: <<La costruzione illegale dell’isola in acque internazionali non è semplicemente una questione di sicurezza. La Cina impedisce ai membri dell’ASEAN di accedere a oltre 2.500 miliardi di dollari in riserve di energia recuperabili>>.

Per contrastare, il governo degli Stati Uniti promuovono la sicurezza energetica per quelle nazioni del sud-est asiatico. Favorendo: <<transazioni trasparenti, non trappole di debito>>



Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.