Come sta messo il settore energy?

Non tanto bene. Questi due grafici (fonte Financial Times) offrono due prospettive: una a breve termine e una su un periodo più lungo. Il primo fa vedere nei primi sei mesi del 2020 le compagnie che hanno avuto un aumento di market cap di più di un miliardo di dollari. Sono raggruppate in settori in base al colore. Saltano subito all’occhio i blu i rosa e fucsia e cioè i settori Information Technology, Communication Sevices e Consumer discretionary.

Si vedono i colossi Amazon, Microsoft sopra tutti.

In grigio chiaro si vede il settore energy. La perdita di peso del settore energy parte da lontano.

In questo secondo grafico si vede il settore energy con rifermiento all’indice S&P500. La percentuale indica la capitalizzazione in confronto al valore delle aziende che sono nell’indice S&P 500. Il settore energy raggiunge il picco del 2008 a circa il 16% e poi scende. Raggiunge sotto il 3% nel 2020.

La domanda è come sarà  in futuro? Questo disaccoppiamento può essere collegato a quello tra finanza ed economia reale?

USA e Covid. Occhio alle bollette…

A Maggio un articolo del The Wall Street Journal sollevava un punto importante riguardo ai non pagamenti delle bollette negli USA causa COVID. Secondo il giornale si tratta di una questione finanziaria spinosa per i servizi pubblici: le imprese e le famiglie potrebbero smettere di pagare le bollette per affrontare le difficoltà finanziarie. Molte utility americane avevano smesso di interrompere l’elettricità a chi non pagava. Sebbene la pila di fatture non pagate sembra essere gestibile ora il giornale indica che il  rischio è potenzialmente in aumento e che gli investitori non possono ignorare.

Il problema dell’accessibilità energetica riemerge in condizioni come queste, lo vediamo anche dal grafico sotto (da Axios e YouGov)

Volare. Dopo la pandemia?

Nel 1970, i consumatori americani hanno guidato per circa 1,76 trilioni di km e gli aerei di linea nazionali hanno volato per circa 3,2 miliardi di km. Nello stesso anno, il consumo di petrolio degli Stati Uniti era di 14,7 milioni di barili al giorno. Quarant’anni dopo, nel 2010, gli americani hanno guidato per oltre 4.6 trilioni di km e le compagnie aeree nazionali hanno volato per 9.4 miliardi di km. Quell’anno, gli Stati Uniti consumavano una media di 19,1 milioni di barili di petrolio al giorno. Così, in un periodo di quattro decenni, gli americani hanno quasi triplicato il numero di miglia percorse e le compagnie aeree nazionali hanno quasi triplicato il numero di km volate; tuttavia il consumo interno di petrolio è aumentato solo del 30% in quel periodo di tempo.

La domanda è come cambierà il trasporto aereo dopo la pandemia?

Sotto un grafico da IATA-Bernstein-Financial Times

Benessere ed Energia

Alla fine degli anni ’60, tutte le nazioni industrializzate godevano di un tenore di vita che sarebbe sembrato molto al di là della loro portata solo vent’anni prima. La gente aveva soldi da spendere e li spendeva per comprare case, poi servivano gli elettrodomestici per quelle case, il riscaldamento centralizzato per riscaldarle e l’aria condizionata per raffreddarle.

Tra il 1948 e il 1972, il consumo negli Stati Uniti è triplicato, passando da 5,8 a 16,4 milioni di barili al giorno. Negli stessi anni, la domanda di petrolio nell’Europa occidentale è aumentata di quindici volte, da 970.000 a 14,1 milioni di barili al giorno. In Giappone il consumo è aumentato di 137 volte, passando da 32.000 a 4,4 milioni di barili al giorno.

Il grafico sotto dal Financial Times ci fa riflettere su queste dinamiche in corso.

Food… alcuni numeri su cui riflettere

FAO says that 26% of the world population has not always secure access to food.

815 milioni di persone sono cronicamente sottonutrite. 1.5 miliardi di persone adulte sono in sovrappeso e 500 milioni sono obese.

La malnutrizione colpisce quasi 1 su 4 bambini di età inferiore ai 5 anni; ed è associata alla riduzione delle prestazioni scolastiche e ad un indebolimento dello sviluppo celebrale.

80% dei poveri del mondo vive in zone rurali e vive di agricoltura.

Il 43% del lavoro agricolo è rappresentato dalle donne che hanno un accesso ineguale alla terra, alle tecnologie, ai mercati e alle risorse.

Il 70% dei prelievi di acqua dolce sono utilizzati per i sistemi agricoli e agroalimentari.

2.8 miliardi di persone nel mondo non hanno modo di cucinare in modo giusto.

2.6 miliardi di persone non ha accesso all’elettricità

Un terzo del cibo prodotto diventa spazzatura, 40% in ambito domestico o nel retail. Il 40% prima di arrivare al consumatore.

Il 30% degli stock ittici mondiali sono sovrasfruttati

Grafico e dati da Future Food Institute

I tre cicli di “commoditizzazione”

Grazie ai progressi in ambito tecnologico ed energetico, i costi di trasporto e di comunicazione si sono abbassati. Ad esempio quelli del trasporto aereo si sono ridotti da 3.87 dollari per ton/km nel 1955 ad 1 nel 1970, per poi raggiungere gli 0.30 dollari per ton/km del 2004. In cinquanta anni i tempi medi di percorrenza delle merci su scala globale si sono ridotti del 400%: da 40 giorni nel 1950 a circa 10 nel 1998. Il livello medio delle tariffe per i paesi OECD passa dal picco del 20% del 1978, al 18% del 1986, al 10% del 1994.

Lo sviluppo della securitization come strumento finanziario, accoppiato ad altri strumenti come i derivati e altri sistemi di trasferimenti del rischio finanziario, è parte di una trasformazione globale del mercato finanziario, ossia una sorta di commoditizzazione finanziaria.

Negli ultimi decenni il costo del lavoro, del capitale e delle materie prime hanno visto un trend in discesa. Parlare di commoditizzazione del lavoro è assurdo ma qui su Econopoly è possibile leggere “una provocazione” al riguardo.

In futuro potrebbe (almeno nel breve-medio periodo) non essere così. Tra reshoring e transizione energetica l’inflazione potrebbe aumentare di nuovo. Con tassi di interesse minimi, un allentamento quantitativo aperto e crescita del debito, forse l’inflazione potrebbe essere una via da seguire per gli Stati Uniti e altre economie occidentali indebitate.

L’analisi completa è presente qui su Econopoly

Microsoft e quella storia dell’energia …

Qualche giorno fa Microsoft aveva dichiarato che sarebbe diventato “carbon negative” entro il 2030 compensando entro il 2050 tutte le emissioni di carbonio che ha prodotto dal 1975 (anno della sua fondazione).

Aveva anche dichiarato che entro il 2025 il 100% della sua energia verrebbe da fonti rinnovabili, compresa tutta l’elettricità consumata dai suoi data center, edifici e campus.

A distanza di pochi giorni tuttavia come riportato dal Wall Street Journal,  si apprende che in realtà per alimentare il suo campus aziendale a Fargo in Nord Dakota Microsoft ha dovuto affidarsi all’energia generata di diesel generator

Sebbene per poche ore, Il gigante del software ha dovuto avviare questi generatori per illuminare e riscaldare i circa 1.600 dipendenti. Nell’area intorno a Fargo infatti circa 100 grandi aziende in coordinamento con la cooperativa elettrica locale, spesso accade quando ci trova davanti a picchi di domanda o criticità. Le compagnie ricevono uno sconto significativo sulle sue tariffe elettriche in cambio dell’utilizzo della potenza di backup di cui dispongono (i generatori diesel nel caso di Microsoft) alcune volte all’anno.

È vero: cinque ore di generazione via diesel per 1600 persone è “poca roba” se confrontato con gli ambiziosi obiettivi climatici di Microsoft. Ma il punto è chiaro: le aziende devono affrontare una, a dir poco monumentale sfida, per rispettare le loro promesse sul clima. Sopratutto se fanno affidamento ad altre aziende che forniscono loro di energia…

Intanto il Chief Environmental Officer di Microsoft, ha dichiarato di essere sicuro che la società possa raggiungere i suoi obiettivi.

Microsoft è presente nella città di Fargo dal 2001 e si è molto ampliata negli anni. Il suo campus a sud del centro riceve energia dalla Cooper County Electric Cooperative, che a sua volta è alimentata dalla Minnkota Power Cooperative.

Minnkota genera due terzi della sua elettricità da due grandi impianti a carbone. Minnkota inoltre starebbe prendendo in considerazione un investimento di $ 1 miliardo per catturare le emissioni di carbonio nella sua più grande centrale a carbone e iniettarle sottoterra, un’idea resa più fattibile a seguito di un nuovo credito d’imposta federale.

Quel problema della densità energetica…

Ad oggi le batterie per quanto spinte tecnologicamente non sono confrontabili con le capacità di stoccaggio energetico di una fonte fossile. Il processo di accumulo energetico della fonte fossile non è stata fatta dall’uomo ma da Madre Natura. Ha impiegato millenni, e anche essa è partita dall’energia rinnovabile del Sole.

L’installazione di capacità di generazione da fonte rinnovabile sia essa solare o dal vento richiede aapacità di generazione da fonte fossile come backup. Questo si traduce anche inmaggiore impiego di materiali e superficie. Le fonti fossili infatti hanno una densità energetica per metro quadro che supera in alcuni casi di anche mille volte quelle del rinnovabile.

Tutti questi costi possono tradursi in un aumento dei prezzi. In Germania si è assistito ad un aumento degli interventi necessari a stabilizzare la rete da circa una decina di inizio duemila a oltre i mille interventi dieci anni dopo. Il costo a dettaglio dell’elettrico è aumentato proprio a causa di queste motivazioni. Secondo Stephen Moore nel suo libro del 2016 Fuelling Freedom riporta che il costo al dettaglio dell’energia elettrica tedesca era pari a circa tre volte quella degli Stati Uniti.  A inizio  2019 l’agenzia Reuters ha riportava che in Germania, i prezzi al dettaglio dell’energia elettrica raggiunsero i massimi storici per le famiglie: il 46% in più in confronto al 2007.

Moore inoltre riporta che in Inghilterra si è assistito negli ultimi anni ad un aumento dei decessi invernali legati al problema di basse temperature e confort energetico.

Med… guardare ad Est quando si parla di Ovest

dal Wall Street journal:

<<Gas da Israele in Egitto. La notizia giunge dopo anni di incertezze sul fatto che il progetto potesse sopravvivere a una serie di sfide politiche, di sicurezza e burocratiche.

Un accordo stimato di circa 20 miliardi di dollari siglato tra le compagnie israeliane, statunitensi ed egiziane circa due anni fa tra Noble Energy e Delek Drilling , fornirà 85 miliardi di metri cubi di gas naturale per 15 anni dai campi israeliani di Tamar e Leviathan alla Egypt’s Dolphinus Holdings>>.

Un accordo puramente commerciale anziché tra governi: così Egitto e Giordania descrivono gli accordi sul gas con Israele, minimizzando qualsiasi elemento politico. Anche se sono le uniche due nazioni arabe a firmare un accordo di pace con Israele.

Non solo gas. La nuova base

L’Egitto ha inaugurato la base militare di Berenice sul Mar Rosso, descritta dal Daily News Egypt come la più grande nel Mar Rosso, la più grande base navale in Medio Oriente e Nord Africa e la seconda nel suo genere in Egitto.

La base si trova sulla costa del Mar Rosso vicino ai confini meridionali dell’Egitto, ad est di Assuan. Durante l’inaugurazione tra le varie personalità hanno partecipato il principe ereditario di Abu Dhabi Mohamed bin Zayed, il presidente armeno Armen Sarkissian, il vice ministro della difesa saudita Khalid bin Salman, il primo ministro della Bulgaria Boyko Borissov.

Di fronte a Berenice, dall’altro lato del Mar Rosso c’è Yanbu centro di raffinazione dell’Arabia Saudita. A Yanbu arriva anche l’oleodotto che collega la costa del Golfo Persico al Mar Rosso, ideato anche per ridurre i rischi in caso di tensioni nel Golfo Persico (Iran).

La storia che ritorna?

Berenice I, è stata una regina macedone antica, consorte del faraone Tolomeo, primo re dell’Egitto tolemaico. Prima di sposare Tolomeo era stata sposa di Filippo, ufficiale dell’esercito macedone dal quale ebbe tre figli. Tra i figli di Berenice si annovera Magas, futuro re di Cirene.

Oggi c’è chi immagina nuovi re in Cirenaica…

carbon “negative” … Microsoft

Microsoft ha dichiarato che diventerà “carbon negative” entro il 2030 e compenserà (entro il 2050) tutte le emissioni di carbonio che ha prodotto dal 1975, anno della sua fondazione .

Inoltre lancerà un fondo per l’innovazione da 1 miliardo di dollari per affrontare la crisi climatica focalizzandosi su nuove tecnologie per la riduzione, rimozione e stoccaggio della CO2.

Microsoft ha dichiarato che entro il 2025 il 100% della sua energia verrebbe da fonti rinnovabili, compresa tutta l’elettricità consumata dai suoi data center, edifici e campus.

Ma quanta energia consumano ad esempio i dati che usiamo e generiamo? Se, ad esempio, consideriamo lo streaming video scopriamo che rappresenta la più grande fetta del traffico internet a livello globale. Alcuni studiosi dell’Università di Bristol hanno stimato che in termini di consumo energetico, lo streaming di un video può essere paragonato a 2-3 vecchie lampadine a bulbo… ne abbiamo parlato qui