Nel 2018, i pensionati sono circa 16 milioni […]. La spesa totale pensionistica (inclusa la componente assistenziale) raggiunge i 293 miliardi di euro (+2,2% su variazione annuale).
Il peso relativo della spesa sul Pil si attesta al 16,6%. […] Gran parte della spesa (265 miliardi, il 91% del totale) è destinata alle pensioni IVS (invalidità, vecchiaia e superstiti).
Questo il punto critico:
In termini nominali l’importo medio delle prestazioni del 2018 è aumentato del 70% rispetto a quello del 2000, con una dinamica più marcata rispetto a quella registrata dalle retribuzioni medie degli occupati dipendenti. Rispetto al 2000, infatti, le retribuzioni sono aumentate del 35% in un contesto di crisi economica che si è associata anche a provvedimenti di blocco dei rinnovi contrattuali nel settore pubblico, favorendo così l’allargamento del gap […]
Ma attenzione:
Il progressivo raggiungimento dell’età pensionabile da parte di generazioni che possono vantare carriere lavorative più lunghe e in posizioni professionali più elevate ha favorito la redistribuzione dei redditi a vantaggio dei pensionati, contribuendo a ridurre il rischio di povertà per alcuni segmenti di famiglie più vulnerabili.
Tra i paesi più avanzati il 16% della ricchezza nazionale, la media europea è 11%. In Olanda si resta sotto al 7%…
Come riportato in questo libro chi lavora oggi in Italia versa il 45% del proprio stipendio ai pensionati. La generazione precedente circa 30%… andando avanti così si arriverà presto al 50%… è la demografia baby!
Il punto è che i pensionati ad oggi percepiscono di più di quello che hanno versato, circa 25%. Un regalo di circa 60 miliardi ogni anno…
La povertà non la combatti regalando soldi per riforme fatte decenni fa per creare consenso… la combatti con la competitività, l’innovazione, lo sviluppo…
se pensi di ridurla grazie alle pensioni stai già scomparendo…
Il Financial Times titola: <<Europa- bomba demografica ad orologeria>>. Il titolo è tutto un programma; c’è la seria preoccupazione per l’impatto dell’invecchiamento della popolazione sulle finanze pubbliche e sulla crescita economica. L’articolo cita Philipp Engler, economista dell’FMI, il quale prevede che il PIL pro capite nelle economie avanzate si ridurrà a causa di questo fenomeno… non poco per le economie dell’UE…
La ricercatrice Martina Lizarazo Lòpez del think tank Bertelsmann Stiftung con sede a Bruxelles, ha calcolato che entro il 2050, il cambiamento demografico avrebbe smorzato il reddito pro capite medio in Francia, Spagna, Italia e Germania di € 4,759- € 6.548 (base prezzo 2010). La Commissione europea prevede che la spesa sanitaria per gli anziani e le pensioni, che rappresenta già il 25% del PIL nell’UE, aumenterà di 2,3 % entro il 2040.
Entro il 2035, circa una persona su quattro avrà 65 anni o più in Europa, rispetto a una su 13 nel 1950.
Nell’Europa meridionale, tassi di fertilità eccezionalmente bassi rendono particolarmente difficili le tendenze demografiche. Portogallo, Grecia, Italia e Spagna sono tra le prime 10 economie mondiali con il minor numero di nascite.
L’Europa meridionale nel suo insieme ha un tasso di fertilità dell’1,37%, ben al di sotto del 2% necessario per sostituire la popolazione.
Del tema ce ne eravamo occupati anche qui su neON qualche tempo fa: nel 2018 circa 160.000 italiani si sono trasferiti all’estero, il numero più alto dal 1981 e in crescita del 3% se comparato con il precedente anno
Le prime tracce del fuoco si trovano circa 800 mila anni fa, ma bisogna arrivare a circa 400 mila anni fa per ritrovare costantemente tracce di falò e ossa bruciate a testimoniare lo sviluppo della cucina. Frumento riso e patate che avevano bisogno di cottura iniziarono ad essere accessibili si gettarono le basi per un ulteriore grande passaggio per l’umanità: l’agricoltura. Siamo nel Paleolitico poco dopo dieci mila anni fa. Questo passaggio avrà profonde ripercussioni sulla struttura stessa della società. Un tipico cacciatore del neolitico procurava alla sua famiglia circa 6000 calorie al giorno mentre un agricoltore riusciva a procurarne circa 13000, praticamente poteva permettersi una famiglia più numerosa…
Servivano braccia, il muscolo è l’unico mezzo per convertire cibo in energia, in questa transizione dall’uomo cacciatore ad agricoltore, la conquista di altri umani diventò un’alternativa conveniente a quella che era prima solo conquista della natura.
E così fino al 1700 in sostanza tutto rimane più o meno uguale. Quello che mancava in sostanza era la conversione dell’energia: era possibile l’utilizzo dell’energia del vento per navigare o azionare un mulino ma non era possibile riscaldare acqua o fondere il ferro con la stessa fonte. Certo gli uomini e gli animali erano capaci di trasformare l’energia del cibo in lavoro: il muscolo era l’unico convertitore.
Record di emigrazioni per l’Italia. Secondo un recente articolo del Financial Times gli italiani emigrano sempre più mentre le nascite hanno raggiunto nel 2018 il livello più basso degli ultimi cento anni.
La scarsa crescita demografica aggiunge altra carne al fuoco ai problemi di crescita e debito. La popolazione si è ridotta di 90.000 abitanti nel 2018, il quarto anno consecutivo di declino, raggiungendo (stimati) 60,4 milioni. Le nascite sono scese a 449.000, circa 128.000 in meno rispetto al 2008.
Quasi il 23 % della popolazione ha più di 65 anni. Il livello più alto mai registrato. Il secondo più alto del mondo dopo il Giappone.
Sono numeri che si commentano da soli.
Mediterraneo
Adesso attraversiamo il Mediterraneo. Ci troviamo in un altro Paese, anche loro hanno un problema con le nascite.
Gli egiziani preferiscono le famiglie numerose, ma questo ormai sta diventando economicamente impossibile non solo per le stesse famiglie ma per lo stesso paese. Per controllare il numero delle nascite in qualche modo, il governo ha lanciato il programma “Two Are Enough” (“due sono abbastanza”). Ogni 15 secondi c’è una nascita in Egitto, 2,5 milioni di bambini ogni anno.
La forte natalità in Egitto pone dei problemi di carattere sociale, basti pensare agli impatti sulle scuole e istruzione, sulla sanità, sull’ accesso all’acqua e al cibo. A dicembre la popolazione egiziana ha raggiunto 98 milioni come dichiarato dall’assistente del ministro della solidarietà sociale al Financial Times.
Secondo quanto riportato dal giornale inglese, il governo egiziano considera il forte aumento della popolazione, tra le più grandi minacce che affliggono il paese insieme al terrorismo.
Il programma di pianificazione familiare prevede campagne pubblicitarie, televisive, supporto di visite a domicilio di assistenti sociali. Ma anche una forte cooperazione con cliniche sul territorio per la distribuzione di contraccettivi. Il governo avrebbe deciso di fermare i sussidi alle famiglie povere oltre il secondo figlio.
Sussidi
Restiamo sul tema sussidi e torniamo in Europa. Questa volta ad Est: alcuni paesi hanno offerto incentivi per aumentare il tasso di natalità.
In Polonia, vengono riconosciuti 500 zloty (1 zloty è pari a circa 0.23 euro) che corrispondono a circa un terzo del salario minimo netto, per ogni secondo figlio e successivi.
Anche altri paesi dell’Europa dell’est hanno offerto incentivi per aumentare il tasso di natalità.
Ungheria, Slovenia, Croazia, Slovacchia e Serbia, hanno alcuni dei più bassi tassi di fertilità del mondo. Oltre a questo anche loro sono colpiti da fuga di cervelli che vanno ad ovest alla ricerca di salari più alti più. Dagli ultimi dati ONU quasi tutti i paesi con la contrazione più rapida di popolazione sono in Europa orientale. Ad esempio l’Ungheria è proiettata a ridursi in termini di popolazione del 15% entro il 2050, da 9,7 milioni del 2017 a circa 8,3 milioni.
Ha fatto discutere l’ultima riforma approvata dal parlamento a lo scorso dicembre 2018. La legge detta anche la “legge sugli schiavi” che permette ai datori di lavoro di richiedere fino a 400 ore di straordinario, praticamente un giorno lavorativo supplementare per settimana.
Sul tema delle ore lavorate e della produttività ne avevamo parlato su neON qui.
Si parlava di Germania. La riduzione delle ore lavorate era un trend in corso in tutto il mondo come dicevamo. Qui il problema era l’opposto, l’abbassamento delle ore lavorate era legato ad un allargamento della fascia di lavoratori. In Ungheria è il contrario, le ore lavorate aumentano perché la gente diminuisce.
La Germania, ha anche avuto un gran supporto dall’immigrazione. Ma questa è un’altra storia.