Pesce insanguinato, combattuto a colpi di Blockchain e satelliti

Cari lettori di neON e-non, qui un pezzo dell’analisi pubblicata sul blog Econopoly IlSole24Ore.

Ogni giorno acquistiamo prodotti che hanno un impatto sul nostro pianeta. Catene di approvvigionamento opache, ambienti devastanti che compromettono il benessere di persone, animali e comunità. Raramente disponiamo delle informazioni necessarie per fare scelte positive su cosa acquistare.

A quanto pare è Il pesce il settore alimentare ad essere più vulnerabile alle contraffazioni su larga scala. In una delle ultime note del 2018 l’agenzia Europol mostra i dettagli dell’operazione Tarantelo. Un’operazione coordinata dalla Guardia Civil sul pesce venduto illegalmente in Spagna. Pesce che veniva importato attraverso i porti francesi, dopo essere stato catturato nelle acque italiane e maltesi.

Leggiamo nella nota che le frodi più diffuse riguardano la sostituzione o errata etichettatura. Ad esempio merci etichettate come legali quando in realtà non lo sono oppure pesce di allevamento venduto come pescato.

Circa il 20% dei test fatti sulla vendita al dettaglio e ristorazione riguardo ai frutti di mare sono erroneamente etichettati. Un pericolo per la salute pubblica. Nel giugno 2018 fu smantellata un’organizzazione internazionale che gestiva più di 2.000 tonnellate di tonno all’anno. Si trattava di pesce non congelato adeguatamente, trattato con coloranti e venduto come fresco.

Oltre al commercio di merce “non in regola”, le organizzazioni criminali riescono soprattutto a riciclare denaro. Insomma ci guadagnano due volte lungo la filiera, a monte e a valle.

Supply Chain – La Filiera

Il crimine è coinvolto in tutta la filiera su scala internazionale. Dalla pesca a strascico fino al controllo in alcuni casi, dei mercati e dei punti finali di vendita. Magari anche il vostro ristorante di fiducia.

Su scala globale sta emergendo una nuova pratica terrificante: uomini trattenuti su barche, contro la loro volontà, per lavorare circa 20 ore al giorno. Qualcuno purtroppo non torna a terra.

Nel 2015 il Regno Unito ha approvato (il primo) Modern Slavery Act. Richiede alle aziende che fanno affari nel Regno Unito con oltre 36 milioni di sterline in fatturato, di riportare pubblicamente i loro sforzi volti a garantire che le loro filiere siano libere da abusi e, in generale, da casi di lavoro forzato. Anche il governo australiano si sta muovendo in tal senso.

La tecnologia può aiutare molto, anche con le immagini satellitari: ne ho parlato qui su Econopoly. Ma soprattutto sul discorso filiera abbiamo la blockchain che potrebbe fare la differenza: ad esempio la startup Provenance (in italiano vuol dire Provenienza) con sede a Londra, è nata pochi anni fa proprio per occuparsi della filiera di produzione del tonno in Indonesia. È una piattaforma digitale che consente ai marchi di compiere passi verso una maggiore trasparenza. Secondo quanto riportato sul loro sito, il loro software permetterebbe alle aziende di raccogliere e presentare informazioni e storie sui prodotti e le loro catene di approvvigionamento. Ovviamente tutto supportato da dati. Collegando le informazioni ai prodotti in negozio, al pacco e al mercato online potrete scoprirne l’origine.

Concludendo

Migliorare il livello di informazione può consentire una scelta più consapevole.

Fornire cibo e mezzi di sussistenza ad una popolazione di ben oltre 9 miliardi non è semplice. La produzione di pesce nel 2016 ha raggiunto il massimo storico di 171 milioni di tonnellate, di cui l’88% utilizzato per il consumo umano. Un record nel consumo pro capite di 20,3 kg nel 2016.

Una grande sfida, senza alcun dubbio. Ma questo non vuol dire che non possiamo farlo in maniera più equa e responsabile.

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.

<

Petrolio, Gas e blockchain. Le ultime news

Cari lettori di neON e-non,

partiamo con un aggiornamento dal Venezuela. Il governo targato Guaidó sta cercando di assumere il controllo delle entrate petrolifere attraverso un consiglio di amministrazione provvisorio per la società petrolifera statale PDVSA e la raffineria statunitense Citgo (la cui maggioranza delle quote appartiene a PDVSA). Maduro, ha affermato che non permetterà a Citgo di essere “rubata”. Intanto gli Stati Uniti e altri 50 paesi hanno già riconosciuto il signor Guaidó come presidente legittimo del Venezuela. Per ora Maduro mantiene il controllo dell’esercito e delle principali istituzioni statali.

Le difficoltà del Paese aumentano anche a causa delle sanzioni USA di fine gennaio che hanno avuto un forte impatto sulle esportazioni di petrolio.

Da alcune immagini satellitari dei serbatoi dei terminali petroliferi, si è osservato un aumento dei livelli. È un segnale delle difficoltà per la compagnia di stato PDVSA a trovare un rapido sostituto agli Stati Uniti e le sue raffinerie del Golfo.

Il tempo stringe

La crescita degli dei livelli non potrà avvenire all’infinito. Le misure e analisi delle foto satellitari di circa il 70% dei sei terminal petroliferi del paese, fa emergere proprio l’effetto delle sanzioni. La stima della produzione venezuelana post-sanzioni è di quasi il 50% in meno, se confrontate con la settimana precedente alle sanzioni e di circa il 40% in meno se confrontate con il dato di novembre (mese con dati ufficiali finali). La chiusura del mercato americano ha tuttavia aperto nuove rotte verso l’India.

Considerando l’attuale capacità di stoccaggio e la produzione attuale, secondo alcuni esperti, tra circa un mese si potrebbe raggiungere la condizione di pieno stoccaggio. Questo vorrebbe significare l’arresto dell’intera produzione.

Anche se siamo ottimisti per la ricerca di una soluzione, questo scenario potrebbe letteralmente far schizzare il prezzo del barile.

Blockchain

Si chiama Vakt, la piattaforma petrolifera blockchain nata verso fine 2018. Supportata dalle compagnie petrolifere BP e Royal Dutch Shell, Chevron e Total daitrader Mercuria e Gunvor e dalle banche ING, ABN Amro e Société Générale. Come amministratore delegato abbiamo Etienne Amic, ex amministratore delegato di Mercuria e JPMorgan.

Una piattaforma, nata per modernizzare il commercio di materie prime usando la tecnologia blockchain. Vakt creato a novembre ha come scopo un modo per accelerare le negoziazioni e ridurre i costi eliminando il processo di trading “cartaceo”.

GAS

La Germania ha annunciato la costruzione di almeno due terminali di gas naturale liquefatto (GNL). Si apre la strada alle esportazioni americane verso uno dei più grandi mercati europei.

Ne parlavo qui qualche mese fa di come Il Presidente Trump “spingesse” da un lato Cancelliera Merkel a non supportare il progetto del gasdotto Nord Stream 2, dall’altro di comprare -GAS targato USA-. Anche se, come ribadivamo ai tempi, Il gas liquefatto (LNG) americano era tuttavia economicamente meno vantaggioso: quello russo costerebbe circa il 20% in meno.

All’epoca questi “segnali” daparte degli Stati Uniti furono interpretati anche come una mossa per riequilibrareun trade umbalance presente. Sono note le dichiarazioni del Presidente Trump che ha criticato più di una volta il disavanzo commerciale tedesco in Europa.

Intervistato dal Financial Times, Dan Brouillette, il vice segretario all’energia degli Stati Uniti, si è detto “molto eccitato” della mossa tedesca: “potenzialmente una grande opportunità per il GNL americano”.

Medioriente

L’Arabia Saudita sta considerando di sviluppare attività di Exploration & Production all’estero. È la prima volta. Il ministro per l’energia e presidente della compagnia petrolifera statale Saudi Aramco, Khalid al Falih, ha dichiarato al Financial Times che l’espansione sarebbe una parte fondamentale del futuro dell’azienda: “andando avanti, il mondo sarà il campo di gioco dell’Arabia Saudita”, ha affermato Falih.

Restate sintonizzati su neON

Arredamento, design e lifestile. Gli ultimissimi trend

Si chiama Made, è una start-up con sede nel Regno Unito che vende mobili e oggetti di fascia medio-alta per la casa commissionati direttamente dai designer. Circa il 60% delle sue entrate ad oggi è ancora legato al mercato inglese ma nel 2019 prevede di aprire punti in Portogallo, Italia, Danimarca e Svezia. I suoi show-room sono già presenti a Parigi Berlino e Amsterdam.

Il Financial Times riporta per il 2018 un aumento delle vendite 37% a quota 173 milioni di sterline (127 milioni nel 2017, 91 nel 2016).

Made nasce dal desiderio di mobili di buona qualità. Ma soprattutto vuole semplificare le cose, lavorare direttamente con i produttori e sdoganare design & lifestyle di fascia alta a tutti, ovunque e ad un prezzo equo.

Adesso focalizziamoci sul segmento cucine. Ne avevamo parlato qui di altri cambiamenti in atto (più o meno lentamente). Nuovi trend in corso come quelli delle dark kitchen collegati all’homedelivery. Anche questi trend in arrivo dalla City.

Le dark kitchen abbinate all’automazione potrebbero abbattere i costi di preparazione mentre i droni icosti della logistica. Tra qualche anno potrebbe convenire di più l’homedelivery che cucinare a casa. Ergo l’uso della cucina potrebbe cambiare.

Ma diamo uno sguardo al comparto. FederLegnoArredoriporta che il settore cucine italiano ha chiuso il 2017 con un fatturato allaproduzione di 2.2 miliardi di euro con un forte impulso dalle esportazioni,pari a 779 milioni. Un trend positivo che conferma quello del 2016 grazie ancheuna forte crescita interna per il bonusmobili. Lato esportazioni il 2016 ha visto una crescita del 22% sul mercatoUSA e quasi il 17% su quello cinese.

Le cucine sono una parte del comparto arredamento e illuminazione che nel 2017 haraggiunto un fatturato di quasi 42 miliardi di euro, 14 dei quali legatiall’export in ordine in Francia, in Germania, negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Cina.

L’Inghilterra in particolare nel 2017 ha visto un trend in decrescita del -3.4%, probabilmente per il deprezzamento della sterlina e, allo stesso tempo, una maggiore penetrazione di prodotti cinesi (più economici). Mentre la Cina invece rappresenta per l’Italia un mercato in forte espansione (+36%).

L’abbattimento dei costi: un driver sempre più importante per l’arredo, capiamo perché…

FederLegnoArredo e Pambianco in una recente ricerca si sono focalizzati anche sul segmento Millennials (nati tra 1980 e 2000). Un segmento di circa gli 11 milioni in Italia.

Emergono spunti interessanti come (tema noto) il senso di “maggiore precarietà” dei Millennials, della loro maggiore sensibilità ai temi ambientali, l’interpretazione del lusso come “esperienza e autenticità” non come capacità di avere “cose costose”. Il mobile non è per sempre come probabilmente era per la precedente generazione (gli Adults). La rete rappresenta il mezzo più utilizzato per conoscere i prodotti.

Concludiamo con un focus sull’ e-commerce. In Italia ha raggiunto il 90% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni: circa 43 milioni di persone generando nel 2017 un fatturato di 35 miliardi di euro. Tra i diversi settori, quello casa e arredamento è cresciuto del 19% rispetto al 2017. Al quinto posto dietro salute e bellezza, moda, alimentare, elettronica. Ikea ha lanciato la app Ikea Place dove vedere un mobile attraverso la realtà aumentata, Amazon con la vetrina Made in Italy promuove i prodotti degli artigiani italiani. Un tema quello del made in italy (che ha enormi potenzialità). Che potrebbe essere valorizzato sempre più grazie alla blockchain per garantire l’autenticità del prodotto.