Food… alcuni numeri su cui riflettere

FAO says that 26% of the world population has not always secure access to food.

815 milioni di persone sono cronicamente sottonutrite. 1.5 miliardi di persone adulte sono in sovrappeso e 500 milioni sono obese.

La malnutrizione colpisce quasi 1 su 4 bambini di età inferiore ai 5 anni; ed è associata alla riduzione delle prestazioni scolastiche e ad un indebolimento dello sviluppo celebrale.

80% dei poveri del mondo vive in zone rurali e vive di agricoltura.

Il 43% del lavoro agricolo è rappresentato dalle donne che hanno un accesso ineguale alla terra, alle tecnologie, ai mercati e alle risorse.

Il 70% dei prelievi di acqua dolce sono utilizzati per i sistemi agricoli e agroalimentari.

2.8 miliardi di persone nel mondo non hanno modo di cucinare in modo giusto.

2.6 miliardi di persone non ha accesso all’elettricità

Un terzo del cibo prodotto diventa spazzatura, 40% in ambito domestico o nel retail. Il 40% prima di arrivare al consumatore.

Il 30% degli stock ittici mondiali sono sovrasfruttati

Grafico e dati da Future Food Institute

I tre cicli di “commoditizzazione”

Grazie ai progressi in ambito tecnologico ed energetico, i costi di trasporto e di comunicazione si sono abbassati. Ad esempio quelli del trasporto aereo si sono ridotti da 3.87 dollari per ton/km nel 1955 ad 1 nel 1970, per poi raggiungere gli 0.30 dollari per ton/km del 2004. In cinquanta anni i tempi medi di percorrenza delle merci su scala globale si sono ridotti del 400%: da 40 giorni nel 1950 a circa 10 nel 1998. Il livello medio delle tariffe per i paesi OECD passa dal picco del 20% del 1978, al 18% del 1986, al 10% del 1994.

Lo sviluppo della securitization come strumento finanziario, accoppiato ad altri strumenti come i derivati e altri sistemi di trasferimenti del rischio finanziario, è parte di una trasformazione globale del mercato finanziario, ossia una sorta di commoditizzazione finanziaria.

Negli ultimi decenni il costo del lavoro, del capitale e delle materie prime hanno visto un trend in discesa. Parlare di commoditizzazione del lavoro è assurdo ma qui su Econopoly è possibile leggere “una provocazione” al riguardo.

In futuro potrebbe (almeno nel breve-medio periodo) non essere così. Tra reshoring e transizione energetica l’inflazione potrebbe aumentare di nuovo. Con tassi di interesse minimi, un allentamento quantitativo aperto e crescita del debito, forse l’inflazione potrebbe essere una via da seguire per gli Stati Uniti e altre economie occidentali indebitate.

L’analisi completa è presente qui su Econopoly

Geopolitica del grano?

In Russia il Coronavirus continua a far danni, il presidente Putin ha rimandato il referendum che potenzialmente poteva tenerlo alla guida del Paese altri 16 anni. Il prezzo del grano è aumentato notevolmente. La Russia ha deciso nei precedenti mesi di limitare le esportazioni dopo che a fine marzo il prezzo di una tonnellata di grano ha superato quello del petrolio degli Urali. La geopolitica del grano è un altro capitolo da considerare in questa partita.

Nel caso del grano ad esempio il problema non è la disponibilità, il punto è la difficoltà a spostare il grano tra i paesi oltre i confini. C’è poi anche da gestire i picchi di domanda creati da questa nuova condizione e dagli acquisti impulsivi emersi nelle prime fasi della pandemia. Secondo il Wall Street Journal per l’anno 2019-2020 (finisce ad agosto) è previsto un buon raccolto  di 764,5 milioni di tonnellate. Il grano c’è ma portarlo nei posti giusti era il problema… L’Egitto, il più grande importatore di grano al mondo, ha aumentato le riserve alimentari. Anche la Turchia ha fatto un grosso acquisto a fine Marzo

Nel 2010 con le primavere Arabe quando la siccità e il forte calo del rublo spinsero la Russia a bloccare le esportazioni.

In questa immagine sotto vediamo nel 2018 dove erano destinati i flussi di grano made in Russia.

Russia-Turchia: nuovo scenario di scontro?

Le tensioni Russia Turchia apparentemente si spostano ora in un nuovo scenario teatro di scontri: Libia.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal alcuni funzionari libici avrebbero identificato nei paramilitari russi del gruppo Wagner, una società collegata al Cremlino, per il quasi continuo bombardamento di Tripoli. Affermano inoltre che a maggio il governo russo sempre attraverso il gruppo Wagner, abbia espanso il suo supporto militare per le operazioni di Haftar. Mosca nega. In una dichiarazione al Wall Street Journal, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato: “Non abbiamo alcuna informazione sul gruppo che citate o sulle sue attività in Libia, nonché in altri paesi”.

La Turchia ha quindi appesantito il suo sostegno al governo di Tripoli. Le truppe governative che utilizzano unità di difesa aerea fornite dalla Turchia oltre ai droni e al supporto dell’intelligence dell’esercito turco hanno respinto l’avanzata di Haftar riprendendo il controllo di una base aerea fondamentale secondo il governo libico.

La Turchia ha l’obiettivo di proteggere i propri interessi commerciali in Libia e di ostacolare le potenze rivali nel Mediterraneo orientale. Si tratta dei giacimenti di gas del Mediterraneo orientale. Sotto la mappa proposta a inizio 2020 per la cooperazione Libico-Turca di una zona economica esclusiva tra i due Paesi.

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https://www.startmag.it/energia/petrolio-i-giochi-geopolitici-di-russia-arabia-usa-iran-e-turchia/Leggi di più qui su StartMag

Petrolio. Russia e Turchia in Siria

Il mancato accordo del prezzo di marzo tra Russia e Sauditi ha avuto ripercussioni sull’industria petrolifera americana. Apparentemente i Russi non avrebbero avuto motivi per far saltare quel meccanismo stabilizzante del prezzo che era in corso tra sauditi americani e russi. Sul fronte geopolitico il loro impegno in Siria ha avuto successo.

Da fine 2015 hanno guadagnato basi navali e l’accesso allo spazio aereo siriano. Hanno supportato Assad che dal 2016 al 2018 ha guadagnato terreno e restato al potere. La Russia quindi ha guadagnato da un lato l’accesso al Mediterraneo orientale (leggasi partita gas) e dall’altro lo spazio aereo siriano. A fine febbraio 2020 poco prima del meeting Opec+ la Russia viene accusata da Ankara di essere coinvolta in un air strike siriano contro le truppe turche. A queste accuse i russi hanno risposto lamentando che in realtà è stata Ankara ad aver schierato senza aver “citofonato” la loro posizione. Tensione che sale, non si raggiungeva tale livello da quando un jet da combattimento russo vicino al Confine siriano nel 2015 fu abbattuto dai turchi…

Ad inizio marzo 2020 Erdogan era a Mosca per incontrare Putin. Tre giorni prima che i Russi incontrassero i sauditi per parlare del prezzo del petrolio. Sauditi e turchi non vanno molto d’accordo nonostante siano entrambi sunniti ma la Russia dialoga con entrambi.

Leggio qui l’analisi completa su StartMag

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Food Security – l’altra faccia della pandemia

Nei paesi equatoriali sono già iniziate le piogge. Ci sono buone speranze per una buona stagione. Ovviamente sarà possibile se i semi arriveranno in tempo.

In una nota del 24 Aprile la FAO ci dice che la pandemia ha innescato restrizioni nei movimenti in tutto il mondo. Nel Sudan del Sud ad esempio ha dovuto trovare nuovi canali per ottenere i semi necessari agli agricoltori in tempo per la prossima stagione di semina. Senza questi semi, le famiglie di agricoltori potrebbero affrontare una crisi alimentare all’interno della crisi sanitaria globale.

Anche l’indebolimento delle valute dei mercati emergenti aumentando il costo delle importazioni per i paesi che dipendono dagli acquisti di prodotti alimentari all’estero crea una pressione in questi paesi più vulnerabili. Inoltre le svalutazioni delle valute dei mercati emergenti inducono ad un aumento del costo del debito per prestiti in dollari, erodendo così la capacità dei paesi di finanziare le importazioni. Gli ultimi numeri della FAO, rivedendo uno studio del 2019 indicano che le vite di 265 milioni di persone nei paesi a basso e medio reddito saranno gravemente minacciati a meno che non vengano intraprese azioni rapide per affrontare la pandemia.

Un recente articolo del Financial Times riporta che durante l’ultimo incontro virtuale tra i ministri dell’agricoltura del G20 delle principali economie sviluppate e in via di sviluppo hanno constatato che secondo gli esperti, la fame e il malcontento potrebbero guidare una nuova ondata di migrazione di massa verso i paesi più ricchi.

Il vicedirettore generale della FAO ha dichiarato: “Due mesi fa nessuno parlava davvero di cibo sicurezza, ma ora è ciò di cui tutti parlano”. E Il capo economista del World Food Program, ha affermato che se le persone non potessero avere accesso al cibo, lo farebbe potrebbe innescare un movimento di massa di rifugiati del tipo che si è verificato in Europa nel 2005 Il 2016.

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Andiamo a mietere il grano

In Russia a fine Marzo una tonnellata di petrolio Urals è arrivata a costare meno che una tonnellata di grano. Prima della pandemia su scala mondiale quasi il 50% del consumo di petrolio era consumato per il trasporto su gomma e aviazione. Con quasi 3 miliardi di persone in lockdown ad oggi è chiaro cosa accade: la gente resta a casa, si muove meno e quindi meno petrolio. Ma restando a casa cucina di più. I prezzi di queste materie prime aumentano. Nel caso del grano ad esempio il problema non è la disponibilità, il punto è la difficoltà a spostare il grano tra i paesi oltre i confini. C’è poi anche da gestire i picchi di domanda creati da questa nuova condizione e dagli acquisti impulsivi. Il grano c’è ma portarlo nei posti giusti si sta dimostrando un problema.

L’Egitto, il più grande importatore di grano al mondo, sta aumentando le riserve alimentari. Anche la Turchia ha fatto un grosso acquisto a fine Marzo. Questo fenomeno fa riemergere quanto accaduto nel 2010 con le primavere Arabe quando la siccità e il forte calo del rublo spinsero la Russia (il più grande esportatore di grano) a bloccare le esportazioni.

Siria e Medioriente e la questione sfollati. Prima o poi ripartirà…

Testo recuperato integralmente da La Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza e sui risultati ottenuti, che si rende al Parlamento a mente dell’art. 38 della legge 124/2007.

Il Paese, in buona parte riconquistato militarmente dal regime di Assad, ha conosciuto picchi di instabilità e insicurezza: nella provincia di Idlib, dove l’opposizione armata, perlopiù riferibile alla galassia qaidista, ha mantenuto la propria roccaforte e dove l’assedio delle forze di Damasco ha concorso ad aggravare le condizioni umanitarie di centinaia di migliaia di profughi e sfollati; nell’area della Capitale, dove – nel vivo della contrapposizione tra Israele e Iran – in novembre, in risposta al lancio di razzi verso il Golan, è intervenuto il raid di Tel Aviv contro postazioni siriane e iraniane; nelle zone ad est dell’Eufrate, ai confini con la Turchia, dove Ankara ha consolidato la propria influenza sferrando, in ottobre, l’offensiva “Sorgente di Pace”, dichiaratamente volta a blindare la fascia frontaliera e a contrastare la presenza delle formazioni curdo-siriane.

Il dato di maggior spessore geostrategico che emerge ad oggi dalle ceneri del conflitto siriano è il consolidamento del ruolo della Russia, che, forte della capacità di interloquire con tutti i player regionali a vario titolo coinvolti nella crisi, ha promosso con Turchia ed Iran e in sintonia con Damasco, nell’ambito del cd. Processo di Astana, l’avvio dei lavori del Comitato Costituzionale siriano, chiamato a favorire – a oltre cento mesi dall’inizio della crisi – il dialogo tra regime e opposizioni.

Il percorso di stabilizzazione della Siria resta peraltro fortemente connesso non solo al perseguimento di concreti avanzamenti sul piano politico intra-siriano, ma anche all’adozione di soluzioni concertate a livello internazionale per il superamento della situazione di emergenza umanitaria e il rientro degli sfollati

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Usa & Politica e quel legame con l’AUTO…

A fine 2019 la International Monetary Funds in un suo report outlook Global Manufacturing Downturn, Rising Trade Barriers, ha proposto un’analisi nella quale emerge quanto sia statisticamente rilevante il legame tra disoccupazione e la chiusura di fabbriche d’auto. Un successivo studio del Journal of the American Medical Association, rivelava una percentuale drammaticamente più alta di decessi per overdose da oppiacei (+85%) proprio nelle aree in cui uno stabilimento auto ha chiuso nei precedenti 5 anni.

Quando si parla di auto negli USA, è impossibile non sconfinare sul piano politico.

Nella slide allegata (foto in basso a sinistra), è possibile osservare come sono cambiati i “distretti” democratici (blu) e quelli repubblicani (rossi) negli ultimi 10 anni.

Sul tema polarizzazione economica e politica ne ha parlato anche il Wall Street JournaI con riferimento ad un’analisi del think thank Brooking, rivelando che nei distretti che hanno votato rappresentanti democratici alla camera, sono più numerosi i titoli di studio e i lavori high-skill. In questi distretti anche l’economia è in crescita e il reddito familiare medio è aumentato. Nei distretti repubblicani invece, si nota una quota crescente di posti di lavoro nel settore manifatturiero e lavori low skill come nell’agricoltura e il minerario, che offrono anche retribuzioni inferiori. Secondo Brooking  inoltre dal 2008, la quota dei lavori high skill e digital dei distretti democratici è passata dal 64% al 71%, mentre la loro parte nelle attività manifatturiere ed estrattive si è ridotto dal 54% al 44% e dal 46% al 39%. Al contrario, nei distretti repubblicani – non riuscendo a guadagnare trazione tra i nuovi settori, si è tornati a quelli più “tradizionali”. Qui infatti la percentuale di professionisti high skill / digital è scesa dal 36% al 29% del totale in soli 10 anni. La percentuale nei settori agricoltura-minerario sono aumentate dal 46% al 56% e dal 54% al 61%, rispettivamente.

Ma per inquadrare meglio il legame auto e politica occorre guardare l’immagine a destra della slide allegata.

Si vedono quali stati sono legati all’economia dell’auto. Il Michigan, l’Ohio e l’Indiana beneficiano in modo significativo della produzione automobilistica, anche la Carolina del Sud e l’Alabama si distinguono per una forte presenza dell’industria auto.

Questi spunti sopra sono stati recuperati dall’analisi completa pubblicata su Econopoly –il Sole24Ore

Una questione di capacità: posti letto, infermieri e medici

Le seguenti informazioni sono recuperate dal Rapporto OASI 2019 Osservatorio sulle Aziende e sul Sistema sanitario Italiano a cura di CERGAS – Bocconi.

Il Paese che in assoluto registra il più basso livello di dotazione infrastrutturale è l’India, dove in media è disponibile meno di un posto letto per servizi ospedalieri ogni 1.000 abitanti (0,5). Tra i rimanenti paesi BRIC, il Brasile si avvicina al livello minimo dei Paesi OECD, con una media di 2,3 PL ogni 1.000 abitanti (ultimo dato relativo al 2012) e la Cina raggiunge i 4,3 PL ogni 1.000 abitanti. Osservando la ripartizione dei posti letto ospedalieri tra acuti e long-term care, si nota un’ampia disomogeneità, con livelli di PL per lungo degenza (esclusa la riabilitazione) che variano da 1,96 PL ogni 1.000 abitanti in Repubblica Ceca e 1,22 in Ungheria fino a valori prossimi allo zero in Polonia e Danimarca. In Italia in media si registrano 0,14 PL per cure di lungo degenza (esclusa la riabilitazione) ogni 1.000 abitanti, in lieve ma costante calo a partire dal 2010.

Anche il personale infermieristico svolge un ruolo primario nell’assicurare l’assistenza sanitaria. L’indicatore «nurse density» include il numero (per 1.000 abitanti) di infermieri certificati o registrati che praticano la professione nell’ambito dei servizi sanitari pubblici. Nell’ultimo anno a disposizione, la Norvegia conta la più alta densità di infermieri per popolazione residente, 17,5 ogni 1.000 abitanti; seguono Svizzera (17,0) e Finlandia (14,3). La Grecia, la Polonia e la Spagna registrano il numero più basso di infermieri (rispettivamente 3,3, 5,2 e 5,5 ogni 1.000 abitanti) tra i Paesi europei. L’Italia si colloca appena sopra, con un numero di infermieri pari a 5,6 per 1.000 abitanti

Infine condividiamo l’età dei medici…