carbon “negative” … Microsoft

Microsoft ha dichiarato che diventerà “carbon negative” entro il 2030 e compenserà (entro il 2050) tutte le emissioni di carbonio che ha prodotto dal 1975, anno della sua fondazione .

Inoltre lancerà un fondo per l’innovazione da 1 miliardo di dollari per affrontare la crisi climatica focalizzandosi su nuove tecnologie per la riduzione, rimozione e stoccaggio della CO2.

Microsoft ha dichiarato che entro il 2025 il 100% della sua energia verrebbe da fonti rinnovabili, compresa tutta l’elettricità consumata dai suoi data center, edifici e campus.

Ma quanta energia consumano ad esempio i dati che usiamo e generiamo? Se, ad esempio, consideriamo lo streaming video scopriamo che rappresenta la più grande fetta del traffico internet a livello globale. Alcuni studiosi dell’Università di Bristol hanno stimato che in termini di consumo energetico, lo streaming di un video può essere paragonato a 2-3 vecchie lampadine a bulbo… ne abbiamo parlato qui

Invecchiare… costa…

Il Financial Times titola: <<Europa- bomba demografica ad orologeria>>. Il titolo è tutto un programma; c’è la seria preoccupazione per l’impatto dell’invecchiamento della popolazione sulle finanze pubbliche e sulla crescita economica. L’articolo cita Philipp Engler, economista dell’FMI, il quale prevede che il PIL pro capite nelle economie avanzate si ridurrà a causa di questo fenomeno… non poco per le economie dell’UE…

La ricercatrice Martina Lizarazo Lòpez del think tank Bertelsmann Stiftung con sede a Bruxelles, ha calcolato che entro il 2050, il cambiamento demografico avrebbe smorzato il reddito pro capite medio in Francia, Spagna, Italia e Germania di € 4,759- € 6.548 (base prezzo 2010). La Commissione europea prevede che la spesa sanitaria per gli anziani e le pensioni, che rappresenta già il 25% del PIL nell’UE, aumenterà di 2,3 % entro il 2040.

Entro il 2035, circa una persona su quattro avrà 65 anni o più in Europa, rispetto a una su 13 nel 1950.

Nell’Europa meridionale, tassi di fertilità eccezionalmente bassi rendono particolarmente difficili le tendenze demografiche. Portogallo, Grecia, Italia e Spagna sono tra le prime 10 economie mondiali con il minor numero di nascite.

L’Europa meridionale nel suo insieme ha un tasso di fertilità dell’1,37%, ben al di sotto del 2% necessario per sostituire la popolazione.

Del tema ce ne eravamo occupati anche qui su neON qualche tempo fa: nel 2018 circa 160.000 italiani si sono trasferiti all’estero, il numero più alto dal 1981 e in crescita del  3% se comparato con il precedente anno

Africa e sicurezza: più truppe nel Sahel…

Il Financial Times riporta che la Francia e cinque stati africani hanno annunciato un piano per rilanciare la loro azione militare contro gli islamisti nel Sahel, con il presidente Macron che ha inviato 220 soldati in più per sostenere l’operazione Barkhane in Francia con 4.500 soldati.

Dal sito dell’ Africa Center for Strategic Studies leggiamo che gruppi islamici militanti in Africa hanno partecipato a 3.050 eventi violenti nel 2018, un livello record di attività. Tuttavia, questa cifra è solo leggermente superiore a quella osservata nel 2017 (2.927 eventi), un quasi plateau di quella che era stata una tendenza costantemente al rialzo.

Nel complesso, l’attività dei gruppi islamisti militanti in Africa è raddoppiata dal 2012 (1.402 eventi all’epoca). Negli ultimi 10 anni, c’è stato un aumento di dieci volte da 288 nel 2009 a 3.050 nel 2018.
Quattro i teatri di maggiore attività: Somalia, Bacino del Ciad, il Sahel (Mali centrale e zone di confine) ed Egitto. All’interno di ciascuno di questi teatri, tuttavia, le attività si concentrano su un area più dispersa negli ultimi anni.

Il Medio Oriente ha il petrolio. La Cina le terre rare

L’estrazione e la raffinazione dei metalli rari (quelli fortemente utilizzati nella quarta rivoluzione industriale) richiedono processi molto inquinanti ed il loro riciclaggio è deludente. Sono necessarie 8,5 tonnellate di roccia per produrre un chilo di vanadio, sedici tonnellate per un chilo di cerio, cinquanta tonnellate per il gallio e duecento tonnellate per il lutezio. Un costo ambientale e umano immenso. Inoltre si pone un problema di carattere geopolitico.

Nel libro di Pitron emerge che la Cina è il primo produttore di 28 risorse minerarie con una percentuale superiore al 50%. Deng Xiaoping avrebbe affermato: “Il Medio Oriente ha il petrolio. La Cina le terre rare”.

La leadership cinese, però, ha un prezzo ambientale enorme: primo paese al mondo per emissioni di gas serra, il 10% delle terre coltivabili contaminate da metalli pesanti, l’80% dei pozzi sotterranei non adatti al consumo. Il mondo digitale sfrutta grandi quantità annue di metalli: 320 tonnellate di oro, 7500 di argento, il 22 % di mercurio. La produzione di computer e telefoni cellulari assorbe il 19% del palladio, il 23% di quella del cobalto.

Econopoly ilSole24Ore: Riassumendo, chiudere le industrie per fermare populismi e radicalismi?

Guillaume Pitronla Guerra dei metalli rari.

Quanta energia consumano?

Eric Schmidt, ex CEO di Google, avrebbe affermato: “There were 5 Exabytes of information created between the dawn of civilization through 2003, but that much information is now created every 2 days”.

Quanta energia consumano tutti questi dati? Se, ad esempio, consideriamo lo streaming video scopriamo che rappresenta la più grande fetta del traffico internet a livello globale. Alcuni studiosi dell’Università di Bristol hanno stimato che in termini di consumo energetico, lo streaming di un video può essere paragonato a 2-3 vecchie lampadine a bulbo.

Vale la pena spendere qualche parola anche per i data center. Spesso collocati in grandi edifici che ospitano computer che archiviano, elaborano e distribuiscono il traffico Internet tra cui i giganti tecnologici come Netflix, Facebook e YouTube. Tutto ciò ha un impatto tutt’altro che immateriale. Un recente articolo della CNN ha stimato che per la Cina il contributo di CO2 (associata all’energia assorbita dai data center) è equivalente alle emissioni di 21 milioni di auto. In Cina, è giusto ricordarlo, pesa molto la forte generazione di energia elettrica da centrali a carbone. Un controsenso se pensiamo al processo di digitalizzazione di un mondo proiettato al futuro ma che in alcuni casi è ancora così legato al passato.

Energia … da cacciatore a raccoglitore

Le prime tracce del fuoco si trovano circa 800 mila anni fa, ma bisogna arrivare a circa 400 mila anni fa per ritrovare costantemente tracce di falò e ossa bruciate a testimoniare lo sviluppo della cucina. Frumento riso e patate che avevano bisogno di cottura iniziarono ad essere accessibili si gettarono le basi per un ulteriore grande passaggio per l’umanità: l’agricoltura. Siamo nel Paleolitico poco dopo dieci mila anni fa. Questo passaggio avrà profonde ripercussioni sulla struttura stessa della società. Un tipico cacciatore del neolitico procurava alla sua famiglia circa 6000 calorie al giorno mentre un agricoltore riusciva a procurarne circa 13000, praticamente poteva permettersi una famiglia più numerosa…

Servivano braccia, il muscolo è l’unico mezzo per convertire cibo in energia, in questa transizione dall’uomo cacciatore ad agricoltore, la conquista di altri umani diventò un’alternativa conveniente a quella che era prima solo conquista della natura. 

E così fino al 1700 in sostanza tutto rimane più o meno uguale. Quello che mancava in sostanza era la conversione dell’energia: era possibile l’utilizzo dell’energia del vento per navigare o azionare un mulino ma non era possibile riscaldare acqua o fondere il ferro con la stessa fonte. Certo gli uomini e gli animali erano capaci di trasformare l’energia del cibo in lavoro: il muscolo era l’unico convertitore.

Quel legame tra cucina e cervelli…

Il primo salto importante nella (pre) storia dell’umanità riguarda i nostri antenati che si differenziarono dalle scimmie quando divennero bipedi. Questo permise loro di utilizzare le mani e quindi di fabbricare o adottare utensili: nasce la tecnologia. Ma oltre a questo, l’andatura bipede secondo D.E. Lieberman (professore di human evolutionary biology ad Harvard) rendeva disponibile una maggiore quantità di energia di quella a quattro zampe: esperimenti condotti con scimpanzé dotati di maschere ad ossigeno su tapis roulant, hanno mostrato un consumo energetico 4 volte superiori a quelli umani. In media uno scimpanzé passa la metà del proprio tempo (dall’alba al tramonto) a masticare. I primi uomini si nutrivano di cibi crudi questo richiedeva una maggiore masticazione e quindi energia.

La scoperta del fuoco e della cottura ha rappresentato un altro punto fondamentale: Prometeo.

Secondo Lieberman le pance e i cervelli rappresentano circa il 15% del consumo metabolico del corpo e consumano la stessa energia per unità di massa. In tutti i mammiferi con massa corporea paragonabile a quella dell’uomo notiamo che questi hanno un cervello con massa pari ad un quinto mentre l’intestino è due volte più grande.

Sembrerebbe che i nostri antenati attraverso la cottura del cibo riuscirono a liberare tanta energia da essere così utilizzabile dai nostri cervelli per crescere. E i cervelli crebbero. Le prime tracce del fuoco si trovano circa 800 mila anni fa, ma bisogna arrivare a circa 400 mila anni fa per ritrovare costantemente tracce di falò e ossa bruciate a testimoniare lo sviluppo della cucina. Il cibo cotto ha un maggiore apporto energetico rispetto al crudo, riduce il rischio di infezioni in più il calore del fuoco garantiva un maggiore benessere e soprattutto sicurezza. Frumento riso e patate che avevano bisogno di cottura iniziarono ad essere accessibili.

Si gettano così le basi per un ulteriore grande passaggio per l’umanità: l’agricoltura, siamo nel Paleolitico poco dopo dieci mila anni fa. Questo passaggio avrà profonde ripercussioni sulla struttura stessa della società.

Servono braccia, il muscolo è l’unico mezzo per convertire cibo in energia, in questa transizione dall’uomo cacciatore ad agricoltore, la conquista di altri umani diventa un’alternativa conveniente a quella che era prima solo conquista della natura. 

Trade & Energy

The history of trading is linked to that of energy and vice versa. Trade requires the transfer of goods or services, which needs all sorts of energy.

You can transport goods by galleys using human energy from rowing, or sailing ships using wind energy as well as steamships run by coal-generated thermomechanical energy.

The first coal mines were worth more if they were close to water or ports; however, these mines were also more prone to flooding risks. Steam engines were the first

solution for this problem, more or less the same engines were then used in marine transport.

On the left side of this slide we have some data from a recent Mckinsey report about trade and globalization. The report present the change in trade intensity comparing 2000-2007 versus 2007-2017.

In the other blu graph below, it is possible to observe the reduction related to labour intensive goods

Trade intensity defined as gross exports as a percentage of gross output.

Globalization reached a turning point in the mid-2000s, although the changes were obscured by the Great Recession.

less than 20 percent of goods trade is based on labor-cost arbitrage, and in many value chains, that share has been declining over the last decade.

The fourth and related shift is that global value chains are becoming more knowledge-intensive and reliant on high-skill labor.

Across all value chains, investment in intangible assets (such as R&D, brands, and IP) has more than doubled as a share of revenue, from 5.5 to 13.1 percent, since 2000.

In bilico tra fast/just transition

Un articolo del Financial Times di oggi riporta una stima per l’industria automobilistica tedesca, che impiega direttamente 830.000 persone e sostiene altri 2 milioni nell’indotto. Dovranno essere investiti circa 40 miliardi di euro nelle tecnologie per batteria nei prossimi tre anni.

I giganti dell’auto tedesca, da Daimler e Audi ai fornitori tra cui Continental e Bosch, hanno annunciato che circa 50.000 posti di lavoro andranno persi o sono a rischio solo nel 2019, purtroppo le loro attività tradizionali diventano meno redditizie.

Il costo della perdita di posti di lavoro in Germania, spesso stimato a € 100.000 per posizione, costringe le aziende a prendere in considerazione programmi di reskilling o attendere la pensione del dipendente. Nel prossimo decennio, quasi un quarto di milione di posti di lavoro automobilistici andranno persi nel paese, secondo il direttore del Center for Automotive Research dell’Università di Duisburg-Essen.

USA esportatori netti di petrolio per la prima volta dopo decenni

Il principale produttore e consumatore di petrolio ha esportato 89.000 barili al giorno in più di greggio e prodotti raffinati rispetto a quanto importato a settembre, il primo mese intero di una bilancia commerciale positiva dal 1940, secondo quanto riferito da Energy Information Administration. Le importazioni hanno superato le esportazioni di 12 milioni di barili al giorno un decennio fa.

Access to Energy

Growth has not been the same everywhere: today many countries still lag behind. However, if we concentrate over the last decade we can say that we had a strong progress. Perhaps we expanded access to electricity in several countries, such as India, Bangladesh and Kenya. The world population without electricity’s access decreased from 1.2 billion in 2010 to around 840 million in 2017 (over a world population more than 7 billions).

Although the number of people without energy access is decreasing, the battle to end poverty is not finished yet… long story short, those who still do not have access are still numerous and are mainly in sub-Saharan Africa. Here almost six hundred million people, more than one over two have no access to electricity.

Lest you forget the population without access to clean cooking, almost 3 billion (in 2016) mainly distributed in Asia and Africa. Even worse if we consider data from the International Energy Agency, related the 2.5 million premature deaths each year, due to household air pollution. The use of fuels and cooking polluting technologies represent a challenging socioeconomic issue. It feeds inequality exponentially: among poor, the women are the most suffering. Indeed, in developing countries, women take care of cooking fuel, as well as cooking itself. The IEA in a report (2017) estimated that every day women lost almost 6.5 hours for these activities.