Usa & Politica e quel legame con l’AUTO…

A fine 2019 la International Monetary Funds in un suo report outlook Global Manufacturing Downturn, Rising Trade Barriers, ha proposto un’analisi nella quale emerge quanto sia statisticamente rilevante il legame tra disoccupazione e la chiusura di fabbriche d’auto. Un successivo studio del Journal of the American Medical Association, rivelava una percentuale drammaticamente più alta di decessi per overdose da oppiacei (+85%) proprio nelle aree in cui uno stabilimento auto ha chiuso nei precedenti 5 anni.

Quando si parla di auto negli USA, è impossibile non sconfinare sul piano politico.

Nella slide allegata (foto in basso a sinistra), è possibile osservare come sono cambiati i “distretti” democratici (blu) e quelli repubblicani (rossi) negli ultimi 10 anni.

Sul tema polarizzazione economica e politica ne ha parlato anche il Wall Street JournaI con riferimento ad un’analisi del think thank Brooking, rivelando che nei distretti che hanno votato rappresentanti democratici alla camera, sono più numerosi i titoli di studio e i lavori high-skill. In questi distretti anche l’economia è in crescita e il reddito familiare medio è aumentato. Nei distretti repubblicani invece, si nota una quota crescente di posti di lavoro nel settore manifatturiero e lavori low skill come nell’agricoltura e il minerario, che offrono anche retribuzioni inferiori. Secondo Brooking  inoltre dal 2008, la quota dei lavori high skill e digital dei distretti democratici è passata dal 64% al 71%, mentre la loro parte nelle attività manifatturiere ed estrattive si è ridotto dal 54% al 44% e dal 46% al 39%. Al contrario, nei distretti repubblicani – non riuscendo a guadagnare trazione tra i nuovi settori, si è tornati a quelli più “tradizionali”. Qui infatti la percentuale di professionisti high skill / digital è scesa dal 36% al 29% del totale in soli 10 anni. La percentuale nei settori agricoltura-minerario sono aumentate dal 46% al 56% e dal 54% al 61%, rispettivamente.

Ma per inquadrare meglio il legame auto e politica occorre guardare l’immagine a destra della slide allegata.

Si vedono quali stati sono legati all’economia dell’auto. Il Michigan, l’Ohio e l’Indiana beneficiano in modo significativo della produzione automobilistica, anche la Carolina del Sud e l’Alabama si distinguono per una forte presenza dell’industria auto.

Questi spunti sopra sono stati recuperati dall’analisi completa pubblicata su Econopoly –il Sole24Ore

Una questione di capacità: posti letto, infermieri e medici

Le seguenti informazioni sono recuperate dal Rapporto OASI 2019 Osservatorio sulle Aziende e sul Sistema sanitario Italiano a cura di CERGAS – Bocconi.

Il Paese che in assoluto registra il più basso livello di dotazione infrastrutturale è l’India, dove in media è disponibile meno di un posto letto per servizi ospedalieri ogni 1.000 abitanti (0,5). Tra i rimanenti paesi BRIC, il Brasile si avvicina al livello minimo dei Paesi OECD, con una media di 2,3 PL ogni 1.000 abitanti (ultimo dato relativo al 2012) e la Cina raggiunge i 4,3 PL ogni 1.000 abitanti. Osservando la ripartizione dei posti letto ospedalieri tra acuti e long-term care, si nota un’ampia disomogeneità, con livelli di PL per lungo degenza (esclusa la riabilitazione) che variano da 1,96 PL ogni 1.000 abitanti in Repubblica Ceca e 1,22 in Ungheria fino a valori prossimi allo zero in Polonia e Danimarca. In Italia in media si registrano 0,14 PL per cure di lungo degenza (esclusa la riabilitazione) ogni 1.000 abitanti, in lieve ma costante calo a partire dal 2010.

Anche il personale infermieristico svolge un ruolo primario nell’assicurare l’assistenza sanitaria. L’indicatore «nurse density» include il numero (per 1.000 abitanti) di infermieri certificati o registrati che praticano la professione nell’ambito dei servizi sanitari pubblici. Nell’ultimo anno a disposizione, la Norvegia conta la più alta densità di infermieri per popolazione residente, 17,5 ogni 1.000 abitanti; seguono Svizzera (17,0) e Finlandia (14,3). La Grecia, la Polonia e la Spagna registrano il numero più basso di infermieri (rispettivamente 3,3, 5,2 e 5,5 ogni 1.000 abitanti) tra i Paesi europei. L’Italia si colloca appena sopra, con un numero di infermieri pari a 5,6 per 1.000 abitanti

Infine condividiamo l’età dei medici…

Tesla – Not in My Back Yard…

Una notizia che emerge questa settimana dopo Brexit e Coronavirus: Tesla protestata in Germania per la sua nuova fabbrica.

Leggiamo dal Financial Times: <<Le proteste evidenziano un fenomeno più ampio nella società tedesca: la crescita del nimbyismo. Persino sviluppi industriali come quelli di Tesla che indicano un futuro a basse emissioni di carbonio sono oggetto di attacchi>>

Tesla costruirà la sua quarta “gigafactory”, a Grünheide, 38 km a sud-est di Berlino.

Del tema NIMBY ne avevamo parlato qui su Econopoly.

Secondo Darwall, consulente strategico e autore di Green Tiranny, le posizioni più estreme sull’approccio al “climate change” hanno radici sia nell’estrema destra e sia nell’estrema sinistra. Inizialmente fu il nazionalsocialismo a creare un focus sul tema del paesaggio e a parlare delle energie rinnovabili. Ne ha parlato di recente anche The Guardian. Ma va considerato anche un percorso in cui il comunismo inizia ad occuparsi di questi temi, entrambi accomunati da una visione anticapitalistica. <<La profonda ostilità dei nazisti verso il capitalismo e la loro identificazione con la natura politica li ha portati a sostenere politiche ecologiche mezzo secolo prima di ogni altro partito politico[…]>>.: <<[…] non dovrebbe sorprendere che furono i primi a sostenere su larga scala l’energia rinnovabile>>.

Se per l’estrema destra il paesaggio e la purezza della natura sono stati il driver, a sinistra bisogna guardare da un’altra angolazione. In particolare Darwall analizza il percorso che ha portato allo sviluppo dei partiti green tedeschi. Tra tutti i paesi dell’Europa occidentale, la Germania ha avuto questa tradizione di essere tra i più ostili al nucleare. La forte ostilità al nucleare della Germania è secondo l’autore <<così forte da venire prima della riduzione delle emissioni di CO2>>. Secondo Darwall occorre andare indietro di qualche decennio, quando negli anni 70 la Germania è ancora divisa in due dal muro. La Germania dell’Est è cresciuta e al governo abbiamo Helmut Schmidt, leader dell’allora partito social democratico SPD; fu il primo a sollevare il problema, come ricordato dal New York Times, dei missili SS-20 installati dal Cremlino a pochi chilometri dai paesi protetti dalla NATO.

Schmidt appoggiò la decisione della NATO del 1979 di schierare missili Pershing-2 e Cruise in Europa se Mosca avesse rifiutato di rimuovere gli SS-20. Il profondo malcontento che ne nacque finì per alimentare, secondo Darwall, la base elettorale green che poi subì un ulteriore allargamento dopo la caduta del muro grazie alle confluenze green ma dal blocco orientale sovietico. In questa fase si assiste all’ascesa dei partiti verdi.

Ma oggi le cose sono cambiate.

Microsoft e quella storia dell’energia …

Qualche giorno fa Microsoft aveva dichiarato che sarebbe diventato “carbon negative” entro il 2030 compensando entro il 2050 tutte le emissioni di carbonio che ha prodotto dal 1975 (anno della sua fondazione).

Aveva anche dichiarato che entro il 2025 il 100% della sua energia verrebbe da fonti rinnovabili, compresa tutta l’elettricità consumata dai suoi data center, edifici e campus.

A distanza di pochi giorni tuttavia come riportato dal Wall Street Journal,  si apprende che in realtà per alimentare il suo campus aziendale a Fargo in Nord Dakota Microsoft ha dovuto affidarsi all’energia generata di diesel generator

Sebbene per poche ore, Il gigante del software ha dovuto avviare questi generatori per illuminare e riscaldare i circa 1.600 dipendenti. Nell’area intorno a Fargo infatti circa 100 grandi aziende in coordinamento con la cooperativa elettrica locale, spesso accade quando ci trova davanti a picchi di domanda o criticità. Le compagnie ricevono uno sconto significativo sulle sue tariffe elettriche in cambio dell’utilizzo della potenza di backup di cui dispongono (i generatori diesel nel caso di Microsoft) alcune volte all’anno.

È vero: cinque ore di generazione via diesel per 1600 persone è “poca roba” se confrontato con gli ambiziosi obiettivi climatici di Microsoft. Ma il punto è chiaro: le aziende devono affrontare una, a dir poco monumentale sfida, per rispettare le loro promesse sul clima. Sopratutto se fanno affidamento ad altre aziende che forniscono loro di energia…

Intanto il Chief Environmental Officer di Microsoft, ha dichiarato di essere sicuro che la società possa raggiungere i suoi obiettivi.

Microsoft è presente nella città di Fargo dal 2001 e si è molto ampliata negli anni. Il suo campus a sud del centro riceve energia dalla Cooper County Electric Cooperative, che a sua volta è alimentata dalla Minnkota Power Cooperative.

Minnkota genera due terzi della sua elettricità da due grandi impianti a carbone. Minnkota inoltre starebbe prendendo in considerazione un investimento di $ 1 miliardo per catturare le emissioni di carbonio nella sua più grande centrale a carbone e iniettarle sottoterra, un’idea resa più fattibile a seguito di un nuovo credito d’imposta federale.

Somaliland: una storia da seguire

da Startmag:

Il Somaliland ha una rappresentanza diplomatica in dozzine di paesi in tutto il mondo, incluso il Regno Unito. L’impegno internazionale tra Gran Bretagna e Somaliland è frequente. Come infatti riportato dal Financial Times il dipartimento di sviluppo internazionale del Regno Unito ha speso 25 milioni di sterline tra 2012 e 2018 in un fondo di sviluppo nazionale per migliorare la governance, la responsabilità e la fornitura di servizi pubblici. Tuttavia anche il Regno Unito, come il resto del mondo, non riconosce il Somaliland ufficialmente. Se quest’ultimo non sarà riconosciuto dalla Somalia non potrà ottenere l’indipendenza. Infatti se consideriamo i paesi che hanno raggiunto l’indipendenza, come il Sud Sudan, l’Eritrea e Timor Est, questi hanno sempre ottenuto in precedenza la green light dallo stato a cui appartenevano.

Che il Corno d’Africa sia uno snodo strategico lo si capisce immediatamente quando si guardando lo stretto di Bab el Mandeb, una delle rotte marittime più trafficate, la quarta rotta al mondo per lapproviggionamento energetico. In questa regione l’Etiopia cresce forte, il PIL è aumentato di dieci volte negli ultimi 15 anni a oltre $ 80 miliardi.

Ma l’Etiopia è landlocked (senza sbocco sul mare), dipende da un unico porto in Gibuti. Troppo poco per un paese in espansione, serve ridurre questa dipendenza e perciò Addis Abeba ha deciso di partecipare ai lavori di espansione del porto di Berbera (Somaliland) insieme a DP World e allo stesso governo del Somaliland ovviamente.

Quel problema della densità energetica…

Ad oggi le batterie per quanto spinte tecnologicamente non sono confrontabili con le capacità di stoccaggio energetico di una fonte fossile. Il processo di accumulo energetico della fonte fossile non è stata fatta dall’uomo ma da Madre Natura. Ha impiegato millenni, e anche essa è partita dall’energia rinnovabile del Sole.

L’installazione di capacità di generazione da fonte rinnovabile sia essa solare o dal vento richiede aapacità di generazione da fonte fossile come backup. Questo si traduce anche inmaggiore impiego di materiali e superficie. Le fonti fossili infatti hanno una densità energetica per metro quadro che supera in alcuni casi di anche mille volte quelle del rinnovabile.

Tutti questi costi possono tradursi in un aumento dei prezzi. In Germania si è assistito ad un aumento degli interventi necessari a stabilizzare la rete da circa una decina di inizio duemila a oltre i mille interventi dieci anni dopo. Il costo a dettaglio dell’elettrico è aumentato proprio a causa di queste motivazioni. Secondo Stephen Moore nel suo libro del 2016 Fuelling Freedom riporta che il costo al dettaglio dell’energia elettrica tedesca era pari a circa tre volte quella degli Stati Uniti.  A inizio  2019 l’agenzia Reuters ha riportava che in Germania, i prezzi al dettaglio dell’energia elettrica raggiunsero i massimi storici per le famiglie: il 46% in più in confronto al 2007.

Moore inoltre riporta che in Inghilterra si è assistito negli ultimi anni ad un aumento dei decessi invernali legati al problema di basse temperature e confort energetico.

Si trasmette de uomo a uomo

Esattamente due anni fa leggiamo riguardo a WUHAN  (da agenzia stampa Xinhua)

Wuhan, capitale della provincia di Hubei, si costruirà una vera e propria “città dell’idrogeno” a.

La città costruirà fino a 20 stazioni di rifornimento di idrogeno dal 2018 al 2020 per supportare la gestione di circa 3.000 veicoli alimentati a celle a combustibile a idrogeno.

Wuhan dovrebbe diventare una città mondiale dell’idrogeno entro il 2025, con 3-5 aziende leader a livello mondiale e 30-100 stazioni di rifornimento di idrogeno. Il valore della produzione annuale di celle a combustibile a idrogeno supererà i 100 miliardi di yuan (circa 15.6 miliardi di dollari USA dell’epoca).

Purtroppo Wuhan non sarà ricordata per l’idrogeno (per ora) ma per l’epidemia innescata del nuovo coronavirus che inizia a tenere tutti con il fiato sospeso…

Dal sito del ministero della Salute:

L’Italia (aeroporto di Roma Fiumicino) ha tre voli diretti con Wuhan, e numerosi voli non diretti, il cui traffico di passeggeri dovrebbe aumentare in occasione del capodanno cinese. Come previsto dal Regolamento Sanitario Internazionale (2005) (RSI), presso l’aeroporto di Fiumicino è in vigore una procedura sanitaria, gestita dall’USMAF SASN, per verificare l’eventuale presenza a bordo degli aeromobili provenienti da Wuhan di casi sospetti sintomatici e il loro eventuale trasferimento in bio-contenimento all’Istituto Nazionale Malattie Infettive.

Insomma un capodanno che non parte con il piede giusto.

Alphabet raggiunge i 13 zeri. Ma la notizia è un’altra…

Aphabet è diventata la quarta Big Tech a raggiungere una capitalizzazione di mercato di un trilione di dollari. Apple fu la prima a raggiungere il traguardo, nel 2018. Poi Amazon, che però è tornata sotto la soglia dei 13 zeri e infine Microsoft hanno superato la soglia.

Ma la notizia della settimana è un’altra: il prezzo delle azioni in rialzo di Tesla …

Tesla sarebbe in trattativa con Glencore per rafforzarsi sulla supply chain della batteria: serve cobalto per il suo nuovo stabilimento a Shanghai. L’impianto di Shangai che produrrà il modello 3 del mercato di massa, inizialmente utilizzerà batterie del produttore coreano LG Chem.

Anche la Volkswagen si muove nella stessa direzione: starebbe per acquistare una partecipazione nella società cinese di batterie Guoxuan. La casa automobilistica tedesca, che ha già una partnership strategica con la più grande compagnia di batterie cinese Contemporary Amperex Technology (CATL), è in trattative avanzate per acquistare fino a un quinto di Guoxuan, secondo il Financial Times.

Il gruppo FCA non resta a guardare. All’ orizzonte e il produttore taiwanese di microprocessori Hon Hai Precision – gruppo Foxconn.

Il contratto non è stato ancora firmato, ma le due parti sono intenzionate a concludere al più presto le trattative, che sono in corso da 7 o 8 mesi, prima dell’accordo fra FCA e Psa.

Foxconn dipende da Apple per quasi il 50% dei suoi ricavi e cerca di diversificare in un segmento che potrebbe vedere una forte espansione.

Med… guardare ad Est quando si parla di Ovest

dal Wall Street journal:

<<Gas da Israele in Egitto. La notizia giunge dopo anni di incertezze sul fatto che il progetto potesse sopravvivere a una serie di sfide politiche, di sicurezza e burocratiche.

Un accordo stimato di circa 20 miliardi di dollari siglato tra le compagnie israeliane, statunitensi ed egiziane circa due anni fa tra Noble Energy e Delek Drilling , fornirà 85 miliardi di metri cubi di gas naturale per 15 anni dai campi israeliani di Tamar e Leviathan alla Egypt’s Dolphinus Holdings>>.

Un accordo puramente commerciale anziché tra governi: così Egitto e Giordania descrivono gli accordi sul gas con Israele, minimizzando qualsiasi elemento politico. Anche se sono le uniche due nazioni arabe a firmare un accordo di pace con Israele.

Non solo gas. La nuova base

L’Egitto ha inaugurato la base militare di Berenice sul Mar Rosso, descritta dal Daily News Egypt come la più grande nel Mar Rosso, la più grande base navale in Medio Oriente e Nord Africa e la seconda nel suo genere in Egitto.

La base si trova sulla costa del Mar Rosso vicino ai confini meridionali dell’Egitto, ad est di Assuan. Durante l’inaugurazione tra le varie personalità hanno partecipato il principe ereditario di Abu Dhabi Mohamed bin Zayed, il presidente armeno Armen Sarkissian, il vice ministro della difesa saudita Khalid bin Salman, il primo ministro della Bulgaria Boyko Borissov.

Di fronte a Berenice, dall’altro lato del Mar Rosso c’è Yanbu centro di raffinazione dell’Arabia Saudita. A Yanbu arriva anche l’oleodotto che collega la costa del Golfo Persico al Mar Rosso, ideato anche per ridurre i rischi in caso di tensioni nel Golfo Persico (Iran).

La storia che ritorna?

Berenice I, è stata una regina macedone antica, consorte del faraone Tolomeo, primo re dell’Egitto tolemaico. Prima di sposare Tolomeo era stata sposa di Filippo, ufficiale dell’esercito macedone dal quale ebbe tre figli. Tra i figli di Berenice si annovera Magas, futuro re di Cirene.

Oggi c’è chi immagina nuovi re in Cirenaica…

Pensioni. L’Istat dice che…

L’ISTAT ci dice che:

Nel 2018, i pensionati sono circa 16 milioni […]. La spesa totale pensionistica (inclusa la componente assistenziale) raggiunge i 293 miliardi di euro (+2,2% su variazione annuale). 

Il peso relativo della spesa sul Pil si attesta al 16,6%. […] Gran parte della spesa (265 miliardi, il 91% del totale) è destinata alle pensioni IVS (invalidità, vecchiaia e superstiti).

Questo il punto critico:

In termini nominali l’importo medio delle prestazioni del 2018 è aumentato del 70% rispetto a quello del 2000, con una dinamica più marcata rispetto a quella registrata dalle retribuzioni medie degli occupati dipendenti. Rispetto al 2000, infatti, le retribuzioni sono aumentate del 35% in un contesto di crisi economica che si è associata anche a provvedimenti di blocco dei rinnovi contrattuali nel settore pubblico, favorendo così l’allargamento del gap […]

Ma attenzione:

Il progressivo raggiungimento dell’età pensionabile da parte di generazioni che possono vantare carriere lavorative più lunghe e in posizioni professionali più elevate ha favorito la redistribuzione dei redditi a vantaggio dei pensionati, contribuendo a ridurre il rischio di povertà per alcuni segmenti di famiglie più vulnerabili.

Tra i paesi più avanzati il 16% della ricchezza nazionale, la media europea è 11%. In Olanda si resta sotto al 7%…

Come riportato in questo libro chi lavora oggi in Italia versa il 45% del proprio stipendio ai pensionati. La generazione precedente circa 30%… andando avanti così si arriverà presto al 50%… è la demografia baby!

Il punto è che i pensionati ad oggi percepiscono di più di quello che hanno versato, circa 25%. Un regalo di circa 60 miliardi ogni anno…

La povertà non la combatti regalando soldi per riforme fatte decenni fa per creare consenso… la combatti con la competitività, l’innovazione, lo sviluppo…

se pensi di ridurla grazie alle pensioni stai già scomparendo…