La pipeline Keystone XL si farà. L’annuncio arriva dopo 11 anni dalla prima proposta. Una manna dal cielo per l’industria petrolifera canadese. Il greggio canadese pesante è sceso intorno ai 4 dollari al barile a fine marzo a causa del collasso globale causato dalla pandemia di coronavirus e dalla guerra dei prezzi tra sauditi e russi.
La pipeline costerà circa 8 miliardi di dollari, inizierà da Hardisty in Alberta (Canada) che è il punto di riferimento per il benchmark canadese Western Canadian Select (WCS) e arriverà in Nebraska (USA), dove si collegherà alla rete esistente per poi arrivare alla Costa del Golfo. È stata l’amministrazione Trump a riprendere la pipeline bloccata in precedenza ma il merito è anche dello stato dell’Alberta che contribuirà al finanziamento con un miliardo di dollari.
Ricordiamo che in Canada Il primo ministro Trudeau aveva dato la green light in Aprile 2019 alla Trans Mountain Pipeline. La regione dell’Alberta ricca di petrolio era stata fortemente penalizzata dallo sviluppo del mercato americano: questa linea permetterebbe l’esportazione oltreoceano. Ad Aprile l’Alberta aveva lanciato un chiarissimo messaggio politico votando il conservatore Jason Kenney.
Facendo un salto indietro nel 2018… abbiamo un’altra pipeline la Dakota Access Pipeline. La nuova linea che ha permesso ai produttori delle Shale di accedere a mercati su cui vendere il loro greggio a prezzi più vantaggiosi. D’altro lato l’apertura della linea ha ridotto le forniture di petrolio a buon prezzo trasportate via camion alla raffineria PES in Pennsylvania, che andò in chapter 11 per scongiurare la bancarotta e poi tornataci dopo l’incedente avvenuto in giugno 2019. La Dakota Access Pipeline permise di agganciarsi al network che raggiungeva il Golfo del Messico, per raffinare e vendere poi anche fuori dagli USA al migliore offerente.
