Siria e Medioriente e la questione sfollati. Prima o poi ripartirà…

Testo recuperato integralmente da La Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza e sui risultati ottenuti, che si rende al Parlamento a mente dell’art. 38 della legge 124/2007.

Il Paese, in buona parte riconquistato militarmente dal regime di Assad, ha conosciuto picchi di instabilità e insicurezza: nella provincia di Idlib, dove l’opposizione armata, perlopiù riferibile alla galassia qaidista, ha mantenuto la propria roccaforte e dove l’assedio delle forze di Damasco ha concorso ad aggravare le condizioni umanitarie di centinaia di migliaia di profughi e sfollati; nell’area della Capitale, dove – nel vivo della contrapposizione tra Israele e Iran – in novembre, in risposta al lancio di razzi verso il Golan, è intervenuto il raid di Tel Aviv contro postazioni siriane e iraniane; nelle zone ad est dell’Eufrate, ai confini con la Turchia, dove Ankara ha consolidato la propria influenza sferrando, in ottobre, l’offensiva “Sorgente di Pace”, dichiaratamente volta a blindare la fascia frontaliera e a contrastare la presenza delle formazioni curdo-siriane.

Il dato di maggior spessore geostrategico che emerge ad oggi dalle ceneri del conflitto siriano è il consolidamento del ruolo della Russia, che, forte della capacità di interloquire con tutti i player regionali a vario titolo coinvolti nella crisi, ha promosso con Turchia ed Iran e in sintonia con Damasco, nell’ambito del cd. Processo di Astana, l’avvio dei lavori del Comitato Costituzionale siriano, chiamato a favorire – a oltre cento mesi dall’inizio della crisi – il dialogo tra regime e opposizioni.

Il percorso di stabilizzazione della Siria resta peraltro fortemente connesso non solo al perseguimento di concreti avanzamenti sul piano politico intra-siriano, ma anche all’adozione di soluzioni concertate a livello internazionale per il superamento della situazione di emergenza umanitaria e il rientro degli sfollati

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