Latte in Sardegna Un problema di (over) capacity?

Dal rapporto annuale ISTAT vediamo che la Lombardia ed Emilia-Romagna sono ai primi posti per la produzione nazionale del latte di vacca coprendo circa il 60%. Mentre la Toscana e la Sardegna rappresentano circa l’80 % del latte da pecora. la Sardegna da sola, pesa per il 67% della produzione italiana.

La Sardegna nell’ultimo decennio, ha avuto una fortissima crescita nel settore lattiero-caseario, divenendone il leader. Il numero dei produttori sardi è cresciuto da 593 nel 2006 a circa 16 mila nel 2016. Nel grafico sotto notiamo in giallo il numero di produttori nel 2006, in blu il numero di produttori nel 2016.

Ad oggi la Sardegna si colloca tra le regioni con il maggior numero di allevamenti: circa 16 mila strutture nel 2016, il 40 % del totale nazionale. A seguire Lombardia ed Emilia-Romagna nell’ordine del 10% ciascuno.

Il Pecorino Romano rappresenta il principale prodotto finale che si ricava dal latte sardo. Come riportato qui, tra il 2017/2018, la produzione di latte di pecora ha registrato una forte crescita tra il 10-15%. Lo stesso è accaduto per il Pecorino Romano, aumentato del 24%. Il problema è dovuto essenzialmente alla contrazione delle esportazioni del pecorino crollate del -33%, soprattutto quelle nord americane, dove il calo ha raggiunto -44%.

Diamo un occhio ai prezzi.

Dall’ultimo rapporto annuale Assolatte, le vendite complessive di pecorini (romano/sardo/toscano) hanno realizzato un +2,7% in volume nel 2017. Per il Pecorino Romano DOP la crescita è stata a due cifre, superiore al 12%. Ma si è assistito ad un calo i prezzi medi di vendita (-7,4%), scesi a 14,57 euro/kg per il peso fisso e a 12,26 euro/kg per il peso variabile.

Come riportato da Assolatte (pag. 19) il calo del prezzo ha spinto a produrre di più quindi creando un’ulteriore spinta al ribasso del prezzo dei prodotti finiti.

Già a metà luglio 2018 si legge:

<<la compressione del prezzo del latte ha risvegliato alcuni contrasti con il mondo degli allevatori, sopiti negli ultimi anni dall’alta remunerazione ricevuta. Le tensioni, molto più forti in Sardegna – essendo il prezzo della materia prima legato a doppio filo con l’andamento del Pecorino Romano – si sono, poi, stemperate a seguito di contributi erogati dall’Europa e ad un pacchetto di misure a carattere finanziario predisposte dalla Regione per aiutare il settore>>

A quanto pare dalla nota Assolatte si legge anche che Il Consorzio del Pecorino Romano abbia cercato di trovare una soluzione a questo scenario prezzo, proponendo un piano per modulare l’offerta. Il piano avrebbe avuto lo scopo di allineare l’offerta produttiva all’effettiva domanda di mercato. Nella nota si legge anche con riferimento al piano: << tuttavia, necessita ancora di un po’ di tempo per una completa operatività, ma siamo fiduciosi e auspichiamo che nel prossimo anno la programmazione possa portare i frutti attesi>>

Concludendo

A quanto pare esisterebbe un problema di sovraccapacità legata anche ad una congiuntura sfavorevole: ridotto export verso il Nord America.

La similitudine che ci viene in mente riguarda il cartello dell’OPEC e la Russia. In particolare a quanto accaduto col il crollo del prezzo del barile nel 2014. Ma questa è un’altra storia.

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